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CARI RAGAZZI, VIVETE MALE

« back Notizie | L'opinione di Don Chino

Cari ragazzi, non vi domandate mai per quale motivo vivete male? Voi preferite soffrire pur di non guardare “dentro voi stessi”, timorosi di andare oltre i luoghi comuni e la superficie delle cose? Evitate di buttare lo sguardo sugli aspetti più profondi della vita perché avete paura? Oppure, credete di risolvere ogni problema, affidandovi ai cartomanti e chiromanti? Sono domande che esigono una risposta, altrimenti, finite per slittare nell’atteggiamento agnostico e diffidente di chi ritiene che, ad attendervi a fine corsa, non ci sia altro che il niente… Lasciate che vi dica con franchezza:  non lasciatevi imbrigliare da conflitti interiori dannosi, da alcune  angosce che non vi permettono di vivere il presente, d’assaporare quella bellezza interiore che salverà il mondo.

La colpa è vostra.  
Purtroppo, molti di voi, sono incapaci di vivere bene. Perché principalmente non sapete che cosa sia la vita, un po’  la guardate da un’angolatura sbagliata,  pretendete  cose impossibili. E’ inutile illudervi e attribuire la colpa alla sfortuna, al destino in salita o a altri fattori esterni. Se vivete male, i primi responsabili siete voi, solo voi. Vi siete illusi che questa vita possa offrivi tutto e subito. Qualcuno, arrivato su questa terra prima di voi, vi ha assicurato benessere, divertimento, successo. Voi avete accolto questa “eredità” con entusiasmo. Ora il problema principale è il vostro attaccamento a questa “eredità”. Si tratta di un attaccamento che pagate carissimo, vincolando, in maniera troppo stretta, la vostra vita all’avere, al divertimento, al piacere. Anche se vi dichiarate appagati, lo siete quasi sempre “a tempo determinato”: il gong è sempre pronto a scandire la fine del vostro momentaneo “nirvana”.  Siete ormai in molti, cari ragazzi, che pensate al futuro e temete, da un momento all’altro, di perdere ciò che avete conquistato, magari con fatica e sacrifici. Si tratta di un terribile circolo vizioso: la paura di vivere male domani v’impedisce di vivere bene oggi. 

Non serve l’avere
Non è vero che voi giovani siete capaci di vivere l’attimo fuggente intensamente. Anche voi, come noi adulti, vi soffermate sugli obiettivi raggiunti, sui sogni futuri. Provate delusione e amarezza se qualcosa va male. A conti fatti, valutate ciò che avete e ciò che vorreste avere, spesso facendo riferimento a un criterio quantitativo (ho di più, di meno) e, non di rado, il bilancio si rivela negativo e insoddisfacente. Provate a chiedervi: quali sono le cose che contano veramente per voi? Sapete a quali obiettivi state affidando la vostra realizzazione personale? Spesso voi rischiate la delusione, il crollo. Infatti, ciò che più conta per voi sono i risultati: ogni cosa che fate ha un fine ben preciso, quello di raggiungere qualcosa. I viaggi, il benessere, una certa stabilità economica, la possibilità di godersi la vita nel divertimento, sono l’unica garanzia per vivere bene. L’ambizione, la grinta, il desiderio di dare il meglio a se stessi e agli altri, sono le molle che vi spingono a puntare sempre avanti e a non accontentarvi mai. Ma il senso del fallimento è sempre in agguato, così come l’ansia da prestazione: quando le cose non vanno, perdete l’entusiasmo e la fiducia in voi stessi, poiché il vostro baricentro è tutto spostato all’esterno, sul possesso.

Vi  rovinate da soli. 
Quando vi comportate in questo modo, è inevitabile che si produca dentro di voi conflitto interiore. Questa conflittualità vi sfinisce e vi fa vivere la spiacevole sensazione di essere divisi a metà, e ogni decisione diventa difficile. Ma non è tutto: il conflitto interiore “divora” una buona parte dell’energia vitale, che potreste utilizzare al meglio per vivere bene, contenti. Si tratta, cari ragazzi, di un conflitto che avete dichiarato a voi stessi, e che portate avanti con un insieme di comportamenti e di atteggiamenti errati. Ve ne ricordo alcuni: i tentennamenti continui prima di una scelta,  la presunzione di avere le risposte esatte per tutto, la convinzione che per vivere bene esista un solo modo. La sindrome di Amleto o indecisione, è ormai presente anche in voi giovani. Avere dei dubbi è certamente lecito e anche utile, ma chiedersi ogni momento se una cosa è giusta o sbagliata, e come la penseranno in proposito gli altri, non serve a nulla, se non ad alimentare il conflitto interiore. Così pure la presunzione di sapere tutto o meglio di credere di sapere tutto, di avere una risposta per ogni questione, come se la vita non avesse più alcun mistero. In questo modo si rischia di accrescere i conflitti perché  si è superficiali.  Infine, non si può vivere solo per una priorità o hobby. Alcune affermazioni sono davvero preoccupanti: “Per me ciò che conta è la carriera”; “Io vivo per il mio ragazzo”; “Che nessuno tocchi il mio sabato sera”. State attenti cari ragazzi a  non sublimare un solo aspetto della vostra vita: se venisse meno o messo in discussione, entrereste subito in crisi.