Promozione Umana

X un sì alla vita

UN PAESE CIVILE E’ SOLIDALE

« back Notizie | L'opinione di Don Chino

“Il dovere dell’ospitalità”, si va dicendo. Ma la solidarietà è una capacità umana che non s’inventa all’improvviso. I profughi che approdano sulle nostre coste disturbano, fanno paura.  Non si vogliono. Sono lì, avvolti nei loro quattro stracci, con una specie di “corteccia” di sudiciume appiccicato alla pelle: gridano, piangono, litigano, aspettano che i loro nomi siano affidati ad un elenco per il trasferimento. Dove? Non lo sanno. Attendono da giorni un piatto, una coperta, un giubbotto per ripararsi la notte. 

Non servono a questi miserabili le tante parole e commenti che si fanno nei palazzi del potere, ma gesti veloci di solidarietà, di intelligente carità. Mai come in questi giorni penso agli spazi vuoti, alle costruzioni presenti sul territorio nazionale mai usate. Ci sono complessi, costruiti con i soldi dello Stato, mai aperti perché superflui. Penso a quelle strutture presenti in molte regioni abbandonate, non completate. Basterebbe chiedere ai conduttori di “Striscia la Notizia” per avere indicazioni esatte: loro hanno visitato queste costruzioni destinate al degrado. I sindaci sanno d’avere questi spazi inutilizzati ora necessari per sopperire a questa preoccupante emergenza. Non si dica che quel edificio “era destinato a…”. Ma che destinazione potrebbe avere un carcere finito dieci quindici anni fa  e mai  utilizzato; a che serve una caserma vuota, un villaggio per turismo abbandonato; zone industriali con capannoni, case, destinate allo sfascio?   

Quanto spazio per accogliere questi poveri per poi decidere sul loro futuro! Si ha paura, si temono questi poveri perché diversi da noi, non si vogliono vicini alle nostre case, scuole, strade, luoghi di lavoro.  Il cardinale Bagnasco, a nome di tutti i vescovi italiani ha SPESSO pronunciato parole vere, forti. Ha invitato tutti a uno stile di vita di “convivenza e non di convenienza”.  Io credo però che la Chiesa, la mia Chiesa,  debba in questo momento aprire le sue braccia a questi nostri fratelli. E’ questo un momento di grazia, di Dio per il Papa, i vescovi, i sacerdoti, i credenti. 

Dove c’è il dolore, la sofferenza c’è Dio, si legge nel libro sacro. E allora? Accogliamo nelle nostre strutture spesso vuote e inutili queste disperati. Non solo le Regioni censiscano i loro spazi abitativi vuoti, ma anche le Diocesi lo facciano. In questo momento terribile questi poveri interrogano la Chiesa e nello stesso tempo la verificano nella sua capacità solidale e caritativa. Possa la voce di Cristo penetrare nell’anima di noi religiosi: “Avevo fame e mi hai sfamato, nudo, vestito, senza tetto ospitato, ammalato accolto”. 

E’, a mio avviso, un dovere per la mia Chiesa leggere “i segni dei tempi”, risvegliarsi, rovesciare certi schemi obsoleti di presenza, dare inizio a un dialogo con i diversi, con i nuovi  “schiavi” di questo secolo e favorire una nuova comunità cristiana in cui non c’è più “né schiavo, né libero”, né tunisino, né  libico. Insomma, cari amici, scendiamo da Gerusalemme a Gerico e prima d’intanarci nel tempio inciampiamo nel povero e occupiamoci di lui.   

Non tacciatemi d’ingenuità se dico alla mia Chiesa che sia vicina a questa trasformazione epocale, a questo esodo impensato di popolazioni da un continente all’altro e che i credenti non abbiano paura del povero Lazzaro.  Noi credenti dovremmo essere gli atleti della carità perché è voluta da Cristo e lui che ci spinge. Se necessita nel mondo la rivoluzione della solidarietà, soprattutto i ricchi, i benestanti non possiamo disertare.