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L’avarizia, desiderio dei paperoni

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Di primo acchito, l’avarizia, mi fa venire in mente un personaggio di Walt Disney: lo zio Paperone. Ve ne ricordate? Quel vecchio, avido e avaro, che accumulava tutti i suoi soldi in un’enorme forziere straboccante e ben custodito. Non erano soldi da spendere, guai, solo da accumulare! E lo zio Paperone viveva come un poveraccio, risparmiando ogni centesimo e lanciando tuoni e fulmini contro lo spendaccione nipote Paperino … Lo zio Paperone, un personaggio per ridere, riprende però quello inventato dallo scrittore Charles Dickens, lo zio Scrooge, nel “Racconto di Natale”. Si tratta di personaggi inventati? Certo si tratta di caricature, ma, anche se noi non abbiamo forzieri stracolmi di denaro, l’avarizia, l’avidità, la cupidigia, non sono “cose da riderci sopra” ma un vizio di cui molti, anche fra noi, sono affetti. 

Avidità, ingordigia, avarizia 

Ho letto che lo scorso ultimo decennio è stato chiamato “il decennio dell’ ingordigia e dell’egoismo”. Può darsi, ma dubito che questo vizio appartenga solo a un periodo. Penso, purtroppo, che si tratti di un limite umano diffuso da sempre. Il primo scheletro che gli archeologi avevano scoperto fra le rovine vulcaniche della città di Pompei ancora presentava una mano che teneva stretto un pugno di monete d’argento. Queste erano scivolate via tintinnando, da quella mano scheletrita, mentre gli archeologi la dissotterravano. Un uomo, in pericolo di morte, sotto un’eruzione vulcanica che si aggrappa al proprio denaro? Non è patetico? Il denaro l’avrebbe salvato? Che lezione impressionante è questa per chi dà tanta importanza ai beni di questo mondo! Eppure quanta gente si aggrappa all’avere come se fosse il valore più importante in assoluto della vita! 

Le caratteristiche dell’avaro 

Il taccagno si concentra sulla sua ricchezza e non può neanche goderne. La persona avida finisce sempre con l’avere, ma non con il godere ciò che possiede perché pensa solo ad accumulare. E’ come vivere in un museo, conservare tutto per paura che qualcosa della ricchezza materiale si possa consumare. Nella sua tirchieria e nel suo essere possessivo, la persona avida fa della sua anima un luogo miserabile e povero. L’avaro, com’è stato sempre rappresentato nella letteratura e nel teatro, vezzeggia il suo denaro, gli rende culto: la Scrittura, infatti, la rappresenta tale vizio come idolatria. L’avarizia è l’amore del possedere per il semplice fatto di possedere, come se le acquisizioni materiali fossero un monumento al proprio io. L’avidità è l’amore eccessivo per le ricchezze materiali, una dedizione mal riposta. La persona avida, in pratica, non crede che sia Dio a provvederci dei beni necessari. L’avarizia tocca veramente tutti, sia  i ricchi sia i poveri. 

La febbre del gioco d'azzardo  

Una parola va detta anche sulla persona che gioca al casinò, al lotto, scommette sui cavalli, gioca alle macchinette video poker, alle slot-machine e al calcio scommesse.  L’accanimento al gioco d’azzardo dimostra spesso un attaccamento ai soldi e la smania di poter possedere, avere sempre di più.  Il gioco d'azzardo risulta essere uno dei comportamenti più difficili da correggere. Questo perché la persona dipendente  tende a mentire o a giustificare le proprie azioni basandosi sull'esigenza di recupero delle somme perse. Pur rendendosi conto della dinamica che l’ha portato a questo comportamento,nella maggior parte dei casi, il giocatore tende a vedere nel gioco la soluzione ai suoi problemi economici.  L'esigenza poi  di recupero dei soldi persi, attiva processi mentali che si manifestano con una forte sensazione di  tensione che sembra diminuire soltanto attraverso l'attività il gioco. Il giocatore d’azzardo tralascia il divertimento e le altre attività un tempo piacevoli, mentre focalizza tutta la sua attenzione sulle possibili vincite. d’azzardo per avere o recuperare soldi, tale situazione è preoccupante e può indicare tratti di avidità o possessività.   

Antidoto all’avidità è la generosità   

C’è un rimedio all’avarizia e alla cupidigia? Sì, essere dei veri credenti in Cristo. Egli solo può ribaltare i nostri valori per riportarli in armonia con la volontà di Dio rigenerando la nostra natura corrotta e “sbagliata”. Certo, quando il vizio dell’avarizia è così radicato in noi, non possiamo liberarcene all’improvviso. L’’avaro non dimostra né pietà né misericordia verso il prossimo, perché tutto il suo godimento sta nel tenere in serbo il proprio tesoro e non nel soccorrere e aiutare i propri fratelli. Gli stessi credenti dovranno continuare a lottare contro l’avarizia per tutta la loro vita e apprendere nuove abitudini, modelli di vita sobri.  Dovranno seguire, inoltre, l’esempio di Zaccheo, un uomo ricco e avido, che fu guarito dalla sua cupidigia e restituì quattro volte di più di quello che aveva sottratto agli altri. Cristo desidera che i credenti siano generosi, caritativi: “Chi ha due tuniche ne dia una a chi non l’ha e chi ha da mangiare faccia altrettanto”.