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X un sì alla vita

Dopo le ferie scoprire,il fascino della normalità

« back Notizie | L'opinione di Don Chino

Alcune indagini sociali hanno rilevato che parecchie persone, dopo le ferie, sono spente, demotivate, infelici. Sparse qua e là, si distinguono per i lamenti, le critiche infondate, gli sbuffi e altro. Sembra che abbiano lasciato al mare, sui monti il sorriso, le attese, i sogni. Eppure, niente resta nel passato, ogni sogno viaggia con noi, risiede nella nostra mente. Quanto si è immaginato, desiderato, bramato, progettato, nei giorni di relax, ora, giorno dopo giorno, va realizzato. Ci vuole però una resistente volontà e la speranza, quella che non delude. 

Ognuno di noi porta in sé il desiderio del bene: ogni esperienza dovrebbe realizzare questo valore. Anche i giorni vissuti intensamente con tanta gioia, non devono essere considerati tempo perso, ma una carica psichica per migliorare, crescere. Ogni giorno della vita è importante, è un dono d’accogliere, apprezzare, riempire di senso. Svegliandoci dunque ogni mattina, accogliamo il nuovo giorno con un sorriso, perché soddisfatti di questa piccola storia fatta d’incontri, d’affetti, di suggerimenti. Non guardiamo i giorni come se fossero una pagina d’agenda, segnata da un numero e un mese. Sono il tempo della nostra vita d’accogliere e riempire di gioia. 

Osservo sovente i bambini che giocano e scorgo nei loro occhi lo stupore e la meraviglia per tutto ciò che toccano, guardano, scaraventano per terra. Vogliono strappare ad ogni istante qualcosa di più. Sono così immersi nei giochi, che tutto ciò che li circonda è bello, piacevole.  Forse, i bambini sono soddisfatti della vita perché accolgono, sublimano il presente con tanta fantasia e disponibilità all’ascolto. Non tornano mai indietro: per loro “ieri” non esiste, c’è “adesso” e “domani.” Noi adulti, invece, siamo insoddisfatti perché “giochiamo” con la vita solo in alcuni momenti. 

Dopo alcuni giorni belli di riposo, d’intimità, passiamo le giornate a lamentarci della sfortuna, non abbiamo progetti, portiamo in volto i segni della tristezza.  Qualcuno penserà che sia impossibile o faccia parte di una visione idealizzata della persona vivere sempre serenamente. Sui pareri si può sempre discutere. Un fatto però è certo: coloro che non possiedono questa sapienza del cuore, che non si lasciano educare al fascino della normalità, sono infelici.  

Faccio miei alcuni pensieri belli e toccanti nella poesia “Signor delle piccole cose” di Luigi Fallacara.  Il poeta si riferisce al Dio della semplicità e non della gloria, a colui che si china su di noi. Ci fa sapere che Dio è attento, segna nel libro della vita i nostri giorni modesti e semplici che in nessun libro saranno ricordati; coglie anche i nostri più nascosti pensieri che nessuno mai conosce. Sa, purtroppo, annotare le scelte importanti che avrebbero cambiato la nostra vita o quella di un’altra persona. Penetra persino nella nostra coscienza per cogliere quel lieve pentimento. Dio, per il poeta, tiene davanti a sé ogni nostro istante, ci dona la foglia, il polline dell’ape, la stella, il fiore e mille altri segni. Dio apprezza la nostra piccola vita, è sempre con noi per darle un tocco immediato di grandezza, d’irripetibilità. Per favore, riapriamo, tornando alle nostre case, il dialogo con noi stessi, con gli altri, con la difficoltà. Tutto importa: un incontro, un affetto, una sofferenza, l’entusiasmo delle persone che ci hanno aspettato…

La vitalità della mente e del cuore non ci deve mai abbandonare. Vecchio è colui che non sa rinnovarsi, fugge nei ricordi, non assapora la ricchezza d’ogni istante, non dialoga con le molteplici opportunità del presente. Il segreto dei giorni che seguono alle ferie sta nel fascino della normalità.  Noi, in cammino verso la meta, siamo invitati ad un’interminabile caccia al tesoro: ad ogni passo c’è un messaggio da decifrare che ci manda oltre, riservando un’attesa, una speranza.  Perché allora fermarci a ricordare il passato, le ferie, il relax, le avventure e fare confronti? Saggio è colui che sa volare sui fiori, come l’ape e, ogni giorno, far proprio quel po’ di nettare…