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I FIGLI: alla ricerca di orecchi e cuori

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I figli desiderano vivere accanto a genitori capaci di comunicare, ossia disponibili a ricevere i loro pensieri ed esperienze.  I genitori sanno ascoltare?  Il dubbio sta proprio qui. I figli vanno ascoltati, vogliono avere accanto ai genitori attenti, intelligenti che sanno elaborare interiormente le loro domande e affermazioni e poi rispondere con saggezza. I figli avvertono immediatamente se il genitore entra in sintonia con loro. Come? Se dimostra attenzione nell’ascolto, partecipazione totale al dialogo, asserzione di ciò che ha ascoltato, capacità di non interrompere, saggezza nel dare le risposte.  Analizziamo insieme queste modalità di relazione.

Massima attenzione nell’ascolto  

I figli esigono dai genitori la massima attenzione. non tollerano distrazioni, svogliatezza e le consuete sbuffate. Chiedono di essere guardati in viso senza farsi distrarre da pensieri interni o da altri fattori esterni. I genitori purtroppo sono disturbati dal “mostro” dell’abitudine. In altre parole, disattendono a quel parlare insistente e ripetitivo e, a volte, asfissiante dei figli. Gli rispondono: “Ho capito…”; “Me l’hai già detto…”; “Chiudi quella bocca, mi hai stancato!”. E via con questi blocchi comunicativi. I figli possono essere rompiscatole, noiosi e ripetitivi ma quest’attenzione che chiedono, nasconde il bisogno di vicinanza.  

Partecipazione totale al dialogo
 
I figli capiscono subito se i genitori usano anche il linguaggio del corpo (non solo verbale) per comunicare. Sono felici se il genitore annuisce, di tanto in tanto sorride e usa altre espressioni facciali di partecipazione. Una postura del corpo aperta incoraggia  il figlio che parla a continuare. Così pure i piccoli cenni verbali (“si”, “no” “come?” “bravo”), fanno sì che il figlio si senta ascoltato, compreso. I figli non devono avere l’impressione che l’attenzione dei genitori è rivolta altrove: alla televisione, al telefonino e alle altre persone presenti che disturbano la conversazione. Il desiderio del figlio è di avere il genitore tutto per sé, disponibile e accogliente. Un difetto da evitare a far ripetere quello che dicono, intercalando il solito inciso: “ Che cosa hai detto? Non ho capito”. Un bambino d’otto anni scrive sul suo diario: “Mio papà non mi ascolta mai, forse, come dice la mamma, è troppo stanco”.

Conferma di ciò che si è ascoltato  

I figli richiedono al genitore la comprensione del loro messaggio. Ripetere perciò quello che l’altro dice parafrasandolo: “Quello che mi dici sembra…”;  “Che cosa intendi dire…”; “Vuoi dire che…”. Riassumere periodicamente le affermazioni ricevute dai figli si dà la conferma dell’ascolto, oltre che ridurre la probabilità di un’errata interpretazione di ciò che è stato detto. Chiedere conferma di ciò che i figli vogliono comunicare, esige tatto e prudenza per non far loro pensare che il difetto sta nel modo di comunicare non chiaro, confuso. E’ utile quindi dimostrare che parte della responsabilità che ha portato all’incomprensione del messaggio dipende anche da chi l’ha ascoltato. Bastano alcune affermazioni: “Non ero0 molto presente a ciò che dicevi…; Mi sono distratto per un momento…”.

Saggezza nel dare le risposte 
 
I figli, soprattutto adolescenti, non sono degli sprovveduti: chiedono ai genitori risposte pensate. Non stimano il genitore che parla molto e pensa poco.  L’ascolto attivo è un’abilità necessaria che precede la verifica dei contenuti e prepara una comunicazione efficace. I figli sono persone intelligenti, non possono essere liquidati con battute, slogan o risatine stupide. I figli chiedono spesso ai genitori risposte sulle scelte che stanno per fare o che hanno già fatte. Desiderano ricevere sicurezze, consigli da chi porta con sé esperienze e vissuti. Non devono palesare disinteresse, svalutazione dei loro problemi, altrimenti cercheranno altrove risposte, aiuto. Scrive in un tema in classe Beppe diciassette anni:

“ I miei genitori sanno comunicare con me, essendo capaci di favorire un dialogo corretto e gratificante.  Comunicano con me efficacemente i loro pensieri e preoccupazioni, sono soddisfatti nel rilevare che li ascolto e che eseguo ciò che mi dicono di fare. Al tempo stesso io so ciò che i miei genitori si aspettano e perciò sono più tranquillo e mi sento compreso. L’atmosfera che così viene a crearsi in casa, è piacevole, rispettosa. I miei genitori sono sempre più propensi ad aprirsi e confidarmi le loro attese e anche le paure”.