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X un sì alla vita

Dopo i funerali di Pierino da un prete che fa lo stesso “mestiere”

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I ragazzi della Comunità incontro di Molino Silla di Amelia, tra lacrime e singhiozzi, rendono testimonianza a don Pierino Gelmini. "Tante volte mi è capitato di non avere la forza di reagire, ma lui con poche parole e magari anche un piccolo schiaffo trovava il modo giusto per cambiarmi la giornata farmi andare avanti" ha ricordato Stefano, ventidue anni arrivato per la prima volta a Molino Silla. “Ho ricostruito la mia vita grazie a don Pierino”, afferma Diego papà di due bambini.  Le testimonianze potrebbero continuare, ora che questo prete ha ricevuto l’ultimo saluto. Le parole dopo la morte abbondano per dare il commiato (non sempre sincero) a chi per tanti anni ha accolto nelle sue case i senza tetto, gli ammalati di Aids, i carcerati, i drogati e alcolizzati. Li ha accolti per quella carità di Cristo che ci spinge anche a dare “un solo bicchiere d’acqua a uno dei più poveri”. La ricompensa non viene data qui, ma là dove don Pierino è arrivato. Immagino che a fargli festa in paradiso ci fossero tutti quelli che sono arrivati prima di lui. E’ sempre Cristo ad assicurare che saranno i poveri da noi amati ad accoglierci. Chissà quanti ladri, prostitute, carcerati, senza fissa dimora gli saranno andati incontro per abbracciarlo. Là, in paradiso, i giudici sono i poveri, non quelli che indossano la toga. E’ stato assolto dai poveri don Pierino? Ne sono sicuro. Mi resta però una domanda da rivolgere a tutti quelli che sono alla ricerca della “pagliuzza nell’occhio del fratello e non scorgono la trave nel proprio”: perché chi opera tra le persone povere, compromesse nel corpo e nella mente sono spesso calunniati, vilipesi? La risposta non ha bisogno di ricerche particolari, ma solo di quel buon senso comune che tutti portiamo appresso.  Alcuni buttano ombre di male su coloro che fanne il bene per neutralizzare il loro male. Si tratta di una catarsi quasi necessaria per abbassare i sensi di colpa o per giustificare certi errori ritenuti normali. C’è poi chi gode nello spigolare il male specie in noi preti, quasi che fosse una perla preziosa da ostentare ai clienti dei media. Il male fa rumore, il bene dà fastidio. Non voglio difendere questo prete ormai nella tomba, ma solo proporre la virtù della prudenza che ci suggerisce di non essere i trombettieri del male. Non so che cosa gli abbia detto il buon Dio al suo arrivo lassù, posso immaginarlo: “Vieni, qui c’è la giustizia vera e l’amore grande!” A noi che rimaniamo quaggiù tra i più poveri dei poveri, pronti, alcune volte, anche a farci del male, a calunniarci, dacci una mano don Pierino. Ricordaci sempre che noi samaritani di strada non viviamo tra gli angeli, ma tra le persone che ci vogliono bene e qualche volta anche male. Dacci la tua forza anche di soffrire quando qualche “Giuda” ci vende per pochi soldi. La tua morte lasci il segno di chi ha lottato contro l’inquinamento umano. La droga, l’alcol contagiano la mente e pietrificano il cuore. Ho letto sui giornali, dopo la tua morte, alcuni elogi anche da parte di alcuni confratelli che in questi ultimi anni non ti hanno risparmiato ferite. Non farci caso, l’uomo è mendace e solo quando uno finisce nella bara gli fa elogi, riconoscimenti. Fa in modo di non lasciare le tue Comunità. Sii presente ancora con il tuo entusiasmo, con il tuo sorriso perché il disagio della droga c’è, continua. Magari suggerisci al Padreterno di prendere in considerazione anche questa povertà e che informi i suoi agricoltori (vescovi, preti) che la zizzania della droga cresce con il buon grano. Dopo il tuo funerale, capita a tutti, il silenzio avvolgerà la tua storia. A raccontarla quaggiù sarà chi da te ha ricevuto la forza di vivere e lassù la racconterà il buon Dio. Ti Basta? Grazie don Pierino, da un prete che fa lo stesso “mestiere” e che ha appreso anche da te l’arte del bene che fa Bene.