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Don Pierino Gelmini: un uomo, un prete

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Se mi chiedete chi fu don Pierino non ho risposte, come del resto di fronte alla morte solo il silenzio diventa messaggio che ciascuno esprime nel suo profondo. Proprio appellandomi a questo silenzio, nessun giudizio, nessuna condanna per questo uomo. Non sono uno spigolatore della perfezione umana, ma un realista che coltivo in me una certezza: ogni uomo è debole. Voglio invece parlare di lui, dialogando con i tanti giovani che hanno trovato la forza di rialzarsi, di liberarsi dalla morte. La droga è morte, anche se ci siamo dimenticati. Sono veramente tanti quelli che vivono e hanno una famiglia, dei figli, perché furono stati accolti nella casa di don Pierino. Volle chiamarla Comunità Incontro. Incontro con chi? Con le persone sole, disperate, attanagliate da una sostanza-veleno. Il vangelo afferma che è dall’albero buono che si hanno frutti buoni. L’albero quindi che ha prodotto tanto bene, fondamentalmente doveva essere sano. Non mi si accusi d’infantilismo per questa affermazione. La mia intenzione è solo quella di grattare via da questa immagine di uomo-prete la pece del male appiccicatagli in questi ultimi anni. Certamente don Pierino non era privo di limiti, di debolezze come ogni essere che ha in sé luci e ombre nella propria vita. E ogni giorno deve esaminarsi, chiedere perdono agli altri, a Dio. Mi permetto però, non per ergermi a difensore di un confratello, ma solo per quella schiettezza che m’impone la mia coscienza di testimoniare quanto sia difficile vivere, aiutare, accogliere chi è compromesso psicologicamente da una sostanza stupefacente. Se il tossicodipendente ti vuole colpire inventa, ti denuncia, ti fa del male. Dopo 33 anni che vivo con i tossicodipendenti, so come alcuni di loro ti possano far soffrire. Certamente, occorre tanta prudenza, fare in modo che i colloqui avvengono alla luce del sole, non lasciarsi accalappiare dal loro manierismo o da atteggiamenti istrionici. Mi sento quindi di dire, ora che don Pierino non c’è più, di non condannare questo prete dentro noi stessi con immagini e giudizi che la stessa magistratura potrà riesaminare, analizzare tenendo presente quella parte emotiva, espansiva, oserei dire, senza essere frainteso, passionale. Sì, don Pierino era una presenza carismatica nella sua Comunità proprio per quella “passione”, cioè condivisione della sofferenza. Non ha avvertito i suoi limiti di questa sua immedesimazione nel disagio? Può darsi. Dopo essere stato inquisito ha chiesto al Papa di essere sospeso nell’esercizio sacerdotale, di assumere le sue responsabilità giudiziarie come laico per non compromettere la Chiesa. Anche questo gesto forte e responsabile è stato letto da molti come un’ammissione dei suoi reati a danno dei ragazzi della sua Comunità. Come è facile fare di ogni erba un fascio! Più volte mi chiedo: come mai il male sovrasta il bene, i giusti sono perseguitati? Sembra che l’animo umano, abbia “fame” di male, di negativo, di condanne. Fa rumore il male, il bene no, il bene viene ignorato, taciuto. Non è mia intenzione santificare questo prete degli emarginati, ma solo far capire quanto ha pagato, sofferto. La storia è saggia e, prima o poi, dirà chi è stato questo uomo, se mandarlo all’inferno, come qualcuno vorrebbe o in paradiso. Io mi limito a capire la sofferenza che ha attanagliato l’anima di questo uomo in questi ultimi anni della sua vita. Lasciate quindi che a questo uomo che porta con sé nella tomba le sue qualità e limiti gli possa dire: “Grida forte il tuo dolore, urlalo con tutta la forza che hai, dillo al mare, al vento, al sole che tramonta, ordina alle stelle di piangere con te, gridalo nel silenzio profumato delle sere d'autunno, piangi fino a rimanere esausto con le guance umide e il respiro affannoso, gridalo fino a svegliare la notte ; poi quando non avrai più forza di gridare ascolta la voce del tuo cuore che dice : non c'è notte così nera che impedisca al sole di sorgere ancora...”(Jim Morrison). 
Grazie don Pierino perché ci lasci il bene che hai fatto come dono.
 Il Signore, giudice misericordioso ti accolga tra le sue braccia.

Don Chino Pezzoli