Promozione Umana

X un sì alla vita

VALE LA QUALITA’ DELLA VITA?

« back Notizie | Pensaci Su...

Leggo attentamente i giornali, ascolto le notizie dei telegiornali e spesso mi chiedo come stanno le persone. Mi sono fatto una mia opinione. Nella società occidentale le persone sentono che l’avere, il possedere soldi, l’arraffare beni sia lo scopo principale. In molti, moltissimi vogliono essere benestanti o almeno con le sicurezze economiche certe. Mi sia lecita, tuttavia, una valutazione: non siamo però né più sani né più felici di quanto non fossero i nostri nonni, carenti persino del necessario. Siamo spesso insoddisfatti, depressi, perennemente stressati e spesso soli in compagnia di un cagnolino o cagnolone.   

Non voglio tornare indietro, il mondo di ieri resta lontano con i suoi tocchi umani non proponibili. Il mio desiderio è di andare avanti, cercando di capire il perché l’avere non basta a nessuno per essere sereno, felice.  L’avere è un valore materiale che ci appaga istantaneamente, mentre noi desideriamo altro: sentirci vivi, in relazione con gli altri, attendere e poi ancora attendere un domani più bello. I beni materiali ci hanno distolti dai rapporti umani, dalla comunicazione autentica, dalla realizzazione dei sogni e ideali. Manca in noi la contemplazione della bellezza interiore che è motivo di soddisfazione, d’entusiasmo, di capacità di scoprire la festa della vita.

Siamo sempre troppo impegnati, di corsa, senza il tempo di stare in compagnia delle proprie esperienze, sentimenti, di dare importanza ai momenti di meditazione, di riposo dei sensi e di attività della mente, del cuore. Il sistema politico e consumistico favorisce molto la deformazione del pensiero, a tal punto che non ci preoccupiamo degli effetti collaterali. Quali? La noia, la depressione, la perdita dell’equilibrio, la tristezza. Sì, perché una visione ristretta della vita, incollata unicamente all’avere, lascia morire quella parte profonda di noi più vicina al cuore che suggerisce alla mente le cose più importanti.   

A fermare le nostre corse verso il niente, c’è la sofferenza, l’età che avanza, la perdita di una persona cara. E’ la sofferenza la maestra della vita che ci porta al senso delle nostre scelte, in noi stessi. Dipendenti dai beni materiali che il “tarlo e la ruggine consumano”, non ci siamo accorti di diventare servitori di ciò che doveva servirci per stare meglio. Ora è arrivato il momento di correggere la direzione, analizzare tutti quei “mostri” creati per favorire l’immagine, l’avere, i beni. Ci stiamo accorgendo che per stare bene abbiamo bisogno di rispetto per nostro corpo, di capacità di sentire gli affetti, di recuperare il senso dell’appartenenza alla famiglia, agli amici, di credere che la vita va oltre la vita.   

A fermare la spinta verso l’essere intervengono ritmi, aspirazioni produttive, competitività e quel pensiero politico ormai a servizio solo dell’avere, del possedere. La mentalità evangelica di contemplare i gigli del campo che crescono e gli uccelli dell’aria chi si nutrono perché Qualcuno pensa a loro, dovremmo farla nostra. Essere convinti che la solidarietà è una virtù fondamentale in una società in cui il ricco epulone ha tutto e il povero Lazzaro manca del necessario. Quando vado al cimitero monumentale di Milano mi fermo ad osservare le vistose tombe con qualche scritta a ricordo dell’estinto e mi chiedo: “Fu un ricco, un potente, un personaggio? E ora chi è?”.