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Madre suicida davanti ai quattro figli

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L’attrice Gioia Zanotti di 47 anni, martedì 3 luglio si è tolta la vita. Era sposata e madre di quattro figli. Prima del gesto estremo ha mandato un sms premonitore ad un amico di famiglia: “Abbi cura tu dei miei figli”. Quindi è salita sul terrazzo condominiale e si è gettata nel vuoto, morendo sul colpo a causa del violentissimo schianto sull'asfalto. Il cadavere è rimasto sull'asfalto per otto ore, sotto il sole, coperto da un lenzuolo che malamente nascondeva una grossa pozzanghera di sangue sotto gli occhi dei condomini e dei bambini.     

I suicidi, ci sono sempre stati, quelli di questi ultimi tempi, ci fanno riflettere. Il rumore e la frenesia del fare dell’apparire sono come una droga che appaga l’istinto, una dipendenza incontrollabile. Con facilità ci si isola dal proprio “centro interiore” per essere attratti da mille messaggi esterni. La mente, invece, ha bisogno di quiete di sentirsi viva, pensante e di trovare se stessa, d’esprimere le sue potenzialità umane e spirituali. La nostra storia è intessuta d’esperienze, di vissuti gioiosi e dolorosi che richiedono una costante concentrazione interiore per coglierne il significato. Tutto ciò che la mente trattiene è motivo di desideri. Alcune persone restano lontani dal proprio “centro interiore”.   

Mi ricordano un’affermazione dello scrittore francese Gustave Flaubert: ”Mi sento vecchio, usato, nauseato di tutto. Gli altri mi annoiano come me stesso. Ciononostante lavoro, ma senza entusiasmo e come si fa un compito. Non attendo altro dalla vita che una sequenza di fogli di carta da scarabocchiare in nero. Mi sembra d’intraprendere una solitudine senza fine, per andare non so dove. Sono io stesso a essere, di volta in volta, il deserto, il viaggiatore e il cammello”. È una sorta di nausea, di vuoto, di scoraggiamento; una sensazione che aleggia in molte persone adulte demotivate che vivono fuori da se stesse, scollegate con il proprio sé. Non hanno desideri, ma solo emozioni, istintività. La mancanza di desideri è presente nelle persone incapaci di valorizzare sia il successo che l’insuccesso. Vivono sempre in funzione di qualcosa...   

La dipendenza a qualcosa determina un blocco mentale. Pietro Citati, in un suo articolo, definisce quest’abulia come un “gas inavvertito” che avvelena l’anima. E’ necessario quindi agire con forza quando avvertiamo i primi sintomi di questo malore che, purtroppo, non risparmia nessuno. L’attaccamento alla propria vita e il desiderio di abbellirla di nuove esperienze è all’origine delle scelte importanti, della lotta condotta con tenacia soprattutto nei momenti in cui l’angoscia e la disperazione ci raggiungono dilaniando tutti i desideri. La passione più tenace riguarda certamente la propria vita, il desiderio di vivere nonostante le prove, i lutti, le perdite affettive, economiche.    
Con il suicidio si uccide ogni speranza in sé e nei propri cari. E’ la società dei consumi e dello spread che ha accentuato la dipendenza all’apparenza, al successo, all’avere a scapito del desiderio del vivere.  Il rischio sta in noi, nella nostra zucca che vive per le esteriorità, vuole le cose, i soldi a scapito del desiderio più vero, quello di esserci, di esprimere le nostre facoltà interiori: la capacità di pensare, volere, credere, amare. “Il resto vi sarà dato in più”, si legge nel vangelo.    

Noi adulti spesso crediamo di poter trasmettere alle nuove generazioni un copione della propria vita dipendente dall’avere, dal fare, dal successo. Non serve travasare nella testa dei giovani modelli di vita, buttare nelle loro teste la droga del possedere tutto e subito. Guai se i nostri giovani ricevono da noi questi “rami secchi” che non potranno mai rinverdirli. Finiranno per non apprezzare il dono della vita. Questo carosello di suicidi ci lascia sgomenti, ma non basta se non individuiamo le cause che vanno cercate in noi che ci siamo ridotti ad essere adoratori di idoli.   

Elegante e sorridente come sempre, nessuna sbavatura o segnale di tensione. Gioia la ricordano così i vicini, quella "bella signora" che amava esibirsi al teatro, dalla famiglia apparentemente perfetta e che mai avrebbe potuto immaginare che potesse decidere di farla finita in quel modo così orribile. E’ impensabile che una mamma di quattro figli si butti nel vuoto. Tutti ci chiediamo se figli non contano? Quando una persona non sente più il valore, la grandezza della sua vita, il resto non conta. Ho detto al buon Dio: accogli questa mamma tra le tue braccia, tu sai quanto siamo fragili!