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Commento critico al Rapporto ONU sulle droghe 2014

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Lo scorso 26 giugno alle Nazioni Unite di Vienna la presentazione nel dettaglio del World Drug Report – WDR 2014 a cura dell’ Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine – UNODC, e’ spettata alla dott.ssa Angela Me, Chief of the UNODC Statistics and Surveys Section, che ha illustrato le numerose novita’ contenute nell’ultima edizione, tra queste:

- l’aver introdotto dati, forniti anche dal Joint United Nations Programme on HIV/AIDS – UNAIDS, sul successo delle misure ispirate alla Harm Reduction (Riduzione del Danno) con la fornitura di siringhe e di droghe sostitutive nella prevenzione dell’AIDS;

- l’aver considerato i crimini droga-correlati in riferimento alle condanne di singoli per traffico e possesso di droga per “uso personale”;

- una inedita analisi che dimostrerebbe la sostanziale parità nel tempo tra Domanda e Offerta nelle dinamiche del “Global Market” della droga;- una sezione redatta seguendo un rigoroso “informative approach”, cioe’ senza prendere posizione, ha tenuto a precisare la dott.ssa Me, sulle azioni degli Stati di Washington e Colorado, e dell’Uruguay, a favore del commercio della marijuana.Tra le innovazioni della edizione 2014 del WDR anche quella di essersi avvalso del contributo di Esperti noti a livello mondiale e critici proprio alle politiche delle Nazioni Unite ed alla sua “Guerra alla droga”.

E’ il caso, per esempio, dei professori Peter Reuter e Jonathan Caulkins coautori dello studio “End the war on drugs” edito un mese fa dall’ IDEAS center della London School of Economics dettato dall’urgenza, e’ scritto nella Prefazione, che «It is time to end the ‘war on drugs’ and massively redirect resources towards effective evidence-based policies underpinned by rigorous economic analysis». 
Nella lettura degli argomenti scelti dal WDR, e nella loro declinazione, si avverte il peso del “valuable advice” di chi si impegna a “far cessare la guerra alla droga” e considera la droga come una merce soggetta alle leggi dell’economia. Non e’ superfluo notare come l’edizione di quest’anno del Rapporto abbia una valenza particolare perche’ inserita come “Evento Speciale” nell’ambito della preparazione della Sessione Speciale dell’Assemblea Generale dell’ONU – UNGASS del 2016, dove importanti gruppi di pressione auspicano si possa “riformare” in senso libertario l’attuale sistema di controllo e regolamentazione posto dalle Convenzioni Internazionali.

NON esiste una dimensione “personale” dell’ uso di droga che mette a rischio la Civilta’

L’apertura del WDR a punti di vista e a personalità che studiano l’uso di droga con l’ottica delle regole di mercato e ne considerano le conseguenze nella mera prospettiva della Salute Pubblica e all’Ordine Pubblico, e’ stata messa a confronto, almeno nella contiguità temporale, da due quasi concomitanti ed autorevoli interventi pubblici di Papa Francesco e del Presidente del Senato Pietro Grasso.Magistrato e già a capo della Procura nazionale AntiMafia il presidente del Senato Pietro Grasso ben conosce la drammatica situazione del narcotraffico che oggi costituisce la più grave e immediata minaccia alla sopravvivenza stessa della Civiltà occidentale.Nel passaggio centrale del discorso di chiusura della trentunesima edizione della International Drug Enforcement Conference – IDEC Pietro Grasso ha rilanciato l’appello perché si cambi al più presto quella «concezione che considerava narcotraffico, crimine, terrorismo, riciclaggio come questioni di Ordine Pubblico da affrontare con gli strumenti giuridici ed operativi interni agli Stati deve lasciare spazio alla più lucida consapevolezza che è in gioco non tanto il rispetto delle leggi; ma la stabilità del pianeta, la stessa sopravvivenza della democrazia, delle nostre civiltà, delle libertà: il futuro dei nostri figli e i loro diritti».«E purtroppo a livello globale» – ha notato con amarezza Grasso – «dobbiamo ammettere che finora prevalgono i nostri avversari perché noi abbiamo troppo a lungo sottovalutato la minaccia».

La Droga NON fa solo male, MA È un Male per se

Il giorno dopo la massima autorità morale, Papa Francesco, dall’alto della sua tribuna e’ intervenuto con altrettanta energia sulle minacce poste alla dignita’ della persona umana sia dall’uso di droga che dagli esiti delle politiche di decriminalizzazione e legalizzazione.

“Il flagello della droga continua ad imperversare in forme e dimensioni impressionanti» – ha esordito il Santo Padre – «Di fronte a tale fenomeno, sento il bisogno di manifestare il mio dolore e la mia preoccupazione».«Vorrei dire con molta chiarezza» – ha proseguito il Pontefice con evidente riferimento dell’approccio della Riduzione del Danno – «la droga non si vince con la droga! La droga è un male, e con il male non ci possono essere cedimenti o compromessi.Pensare di poter ridurre il danno, consentendo l’uso di psicofarmaci a quelle persone che continuano ad usare droga, non risolve affatto il problema.  Le legalizzazioni delle cosiddette ‘droghe leggere’, anche parziali, oltre ad essere quanto meno discutibili sul piano legislativo, non producono gli effetti che si erano prefisse».

Papa Francesco, alla luce anche dell’esperienza comune e del Buon senso, critica cosi’ senz’appello le strategie antiproibizioniste in corso negli USA ed in Uruguay.L’intervento del Papa ha, tra gli altri pregi, quello di aver bilanciato la “questione droga” riportando al centro del dibattito la dimensione etica e morale dell’atto di volontà, più o meno cosciente e libero, che porta all’uso di droga.
Si rimette cosi’ al centro delle riflessioni la Persona umana, le cause che lo portano a drogarsi, l’offesa alla sua Dignita’ che ogni uso di qualunque droga provoca, lasciando sullo sfondo, opportunamente, le sostanze, i loro effetti, i loro mercati.L’educazione ispirata ai valori familiari, baluardo antidroga«L’esaltazione delle droghe più varie e del loro uso non e’ mai stata cosi’ rilevante e addirittura coscientemente alimentata» – denuncia il Manuale di pastorale della Chiesa sulla droga fin dalle prime righe della Introduzione – «Tuttavia, quali che siano il modo di farne uso e le attese che vi si ripongono, ci si continua a chiedere: “Perche’ ci si droga?”».

Il Manuale, fortemente voluto da San Giovanni Paolo II, pur riconoscendo che le motivazioni che spingono all’uso di droga possono essere molteplici, ritiene che «sia innanzitutto l’atteggiamento della persona a fare il tossicomane, e non soltanto il prodotto».Ne consegue la raccomandazione che «l’educazione e la prevenzione dovranno quindi preoccuparsi d’orientare l’azione sulle ragioni che danno origine a questo comportamento, anziche’ limitarsi a prestare attenzione ai prodotti».
Per questo brilla l’ispirato intervento della Regina Silvia di Svezia in apertura della 57 Sessione della Commission Narcotics Drugs – CND alle Nazioni Unite di Vienna lo scorso marzo quando ha invitato la platea composta da politici, attivisti ed esperti provenienti da tutto il mondo ad abbracciare politiche sociali sulle droghe basate sulla “tolleranza zero”.

«Gli stupefacenti e l’uso di droga sfidano non solo la vita delle persone colpite, ma anche i principi democratici e dello Stato di diritto»
 – negando cosi’ la supposta dimensione “personale” dell’uso di droga, ricordando che- 
«Quest’anno ricorre la celebrazione del 25 ° anniversario della Convenzione sui diritti del fanciullo. 
La Convenzione è un trattato sui diritti umani che precisa i diritti politici, economici, sociali , sanitari e culturali civili dei bambini – diritti che sono violati se il bambino vive in una famiglia colpita dall’ abuso di droghe. Molti bambini in tutto il mondo sono colpiti dall’ abuso di droga».
«La mia visione» – ha detto la Regina in conclusione – «è di una società libera dalle droghe. Non possiamo permetterci di perdere la battaglia contro l’abuso di droga. Sono preoccupata e con me molti genitori».

La Regina, prima del discorso, aveva premesso che parlava in quella sede come semplice mamma perché la questione droga, ha aggiunto, e’ troppo importante per essere lasciata nelle sole mani di politici ed esperti, e che le politiche sociali sulla droga devono essere pensate a misura di bambino.

Le considerazioni espresse dalla Regina Silvia hanno un clamoroso riscontro nella storia.

E’ proprio grazie alla indignazione popolare che inizia l’attuale sistema di controllo delle droghe internazionale che nasce “dal basso” contro il volere dei governi, degli esperti e dei ricchi speculatori del commercio di droghe.

Negli anni ‘70 sara’ l’Anti Drugs Parents’ Movement che, a partire da un gruppo di genitori di un condominio di Atlanta, si espande in tutti gli USA e sconfigge la rivoluzione Beat ed Hippy che in nome di utopie anarchiche aveva dato vita al consumo di massa di droga fino ad allora sconosciuto al mondo occidentale.

Negli anni ’80 in Italia saranno le “Mamme coraggio” che nelle piazze, in primis quella di Montecitorio, manifesteranno per difendere i figli dagli effetti della legge n.685 del 1975 che introdusse nell’ordinamento italiano il diritto all’uso di droga.Un movimento di protesta che pero’ troppe speranze ripose nella classe politica che, invece di fare sue le istanze popolari per una “Tolleranza zero”, scelse l’ennesimo compromesso e partori’ la legge n. 309 del 1990 (Testo Unico in materia di stupefacenti).

Salviamo i bambini dalla Bestia vorace! Ora !

La piu’ corretta definizione della droga, e che andrebbe proposta come motto dell’UNGASS del 2016, forse e‘ quella che ci viene dal Papa, non più regnante, Benedetto XVI che sapientemente la definisce un «Potere che come una bestia vorace mette le grinfie sul mondo intero e lo distrugge».Nel drammatico orizzonte per il futuro dei nostri figli, i papà e le mamme non devono perdere tempo ma raccogliere l’appello del Santo Padre e pretendere Leggi e Politiche di Prevenzione “Drug Free” che vincono quando operano senza compromessi e cedimenti contro la “bestia vorace” che, insaziabile, cerca di “mettere le grinfie” su ogni membro della loro famiglia a partire dai più piccoli.

Uniti, sui Valori Familiari, si vince ! 

Fonte:Osservatoriodroga.it