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Tanta sofferenza e il mancato senso di colpa

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Il presunto assassino di Yara Gambirasio, Massimo Giuseppe Bossetti  è in galera. Quanta sofferenza in questo omicidio!  La sofferenza  dignitosa dei genitori di Yara capaci di racchiudere nella loro anima di madre e di un padre l’uccisione selvaggia della figlia. Anche in questo momento che guardano negli occhi il presunto assassino, nessuna parola scomposta, nessun gesto d’aggressione, ma solo il desiderio che Massimo dica la sua colpevolezza. La sofferenza sconvolgente della moglie del presunto assassino che all’improvviso si è trovata con le  due figlie di fronte a un marito  ammanettato perché ritenuto il carnefice di una ragazzina di 13 anni. Non posso omettere la sofferenza di Giovanni Bossetti che per 44 anni ha ritenuto Massimo un figlio legittimo. La moglie Ester, non solo avrebbe tradito il marito, ma avrebbe pure fatto credere a Giovanni che era il padre dei due gemelli nati 44 anni fa. In questo tempo d’indagine questa madre (chiave della verità) sapeva certamente che il ricercato era suo figlio Massimo. Come si è comportata con lui? Ha avuto sospetti?  Non lo sappiamo. Solo lei potrebbe dirci i pensieri e le paure che sono stati presenti nella sua mente. Dubito, inoltre, che in questi anni abbia tenuto solo per sé il segreto di una paternità illegittima. Qualcuno certamente sapeva e sa la verità che ora la scienza con il Dna ha evidenziato.  

Dopo queste considerazioni, mi sia permesso di rivolgermi al presunto assassino, a Massimo Bossetti.  Se sei tu l’assassino di Yara non avvalerti della facoltà di non rispondere alle domande del giudice. Durante le ore d’isolamento, dentro la cella, prova ad accendere almeno un “fiammifero” nella tua mente e fa riemergere i fatti di quella gelida sera del 27 novembre 2010 e lascia che il senso di colpa esploda. Se hai tolto la vita ad Yara non ucciderla la seconda volta con la menzogna. Già io ti scrissi una lettera pubblicata sul quotidiano L’eco di Bergamo dopo che 26 febbraio 2011, il corpo della giovane fu trovato tra le sterpaglie di Chignolo D’Isola. Allora ti consigliavo di entrare in una chiesa, dopo aver brancolato durante la notte per le strade e confessare a Dio, a un sacerdote, il tuo peccato, il tuo terribile delitto e poi costituirti alla giustizia.  Non l’hai fatto. Ora, se sei colpevole e se altri quella sera erano con te accecati da una passione erotica violenta che si è scatenata su un corpo puro di una ragazzina, non coprire ancora la tua coscienza di una patina di fango, vigliaccheria. Grida la tua colpa. Lo so che quel coltello che ha lacerato quella sera gelida il corpo di Yara, ora lacera quello delle tue figlie. E’ sempre lo stesso coltello, non puoi però ora nasconderlo con altri stratagemmi. Se sei stato tu a uccidere Yara chiedi perdono ai suoi genitori. E lascia che passi un po’ di tempo prima di averlo: nel loro cuore è rimasto il taglierino che è penetrato nel corpo della figlia. Non chiedere a me prete, se Dio ti perdona per aver violentato una innocente e lasciata sola in un campo di sterpaglie agonizzante per tre ore prima di  morire.  I pensieri  di Dio non sono i nostri e il  suo amore non conosce le nostre debolezze.  

Don Chino