Promozione Umana

X un sì alla vita

Le dispense dei poveri: le pattumiere

« back Notizie | L'opinione di Don Chino

Cresce costantemente il numero di persone che per vivere cerca cibo, oggetti  tra i rifiuti. Il fenomeno coinvolge le nostre città e periferie. Cittadini che prima avevano un tenore di vita medio, ora sono in una condizione di assoluta povertà. Chiamiamoli “barboni” e per alleggerire il termine clochard. Andrea ha 54 anni, è milanese, e rovista tra i rifiuti. Un anno fa lavorava in un’azienda di tessuti, poi tutto è andato in malora e lui si è trovato sulla strada. L'unica chance per sfamarsi è ispezionare le pattumiere. "Non mi fa piacere, mi sono adattato", mi confidò Andrea.  Aggiunge: “Sono tanti, troppi quelli che come me sono alla ricerca di cibo nei cassonetti. Nella spazzatura trovo dai rasoi elettrici ai giocattoli per bambini, oggi ho recuperato sei dvd e li ho rivenduti a sei euro per poi mangiare un piatto di pasta".

Una folla che vive grazie agli scarti delle nostre città. Una folla di anziani e giovani che alimenta un fenomeno che qualche anno fa apparteneva sopratutto ai Rom. Sono cittadini che prima avevano un tenore di vita medio, normale, ora sono nella miseria.  Secondo i numeri diffusi dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT), sono circa dieci milioni gli italiani in povertà assoluta. I dati evidenziano l'estensione della povertà ad ampi settori di popolazione. Povertà che ha contribuito alla crescita dei "rovistatori" delle pattumiere”.  

Negli ultimi mesi c'è stato un aumento d'italiani ma i più numerosi protagonisti del fenomeno sono ancora i migranti.   Nei mesi estivi  in cui le città si svuotano e anche le pattumiere, arrivano ai Centri d’Accoglienza  in gruppo questi poveracci per chiedere cibo, vestiti, un letto per riposare. Moti di loro sono donne che portano con sé i loro piccoli figli dalla sguardo triste e le mani sporche. Mi chiedo più volte: “Cristo dove si è fermato?”, se tanti poveri percorrono le strade delle nostre città alla ricerca di cibo? Forse si è davvero fermato vicino alle case dei ricchi per gridare, ancora una volta, che chi “accoglie uno di questi poveri, accoglie lui”. Credo però che dovrà gridare forte e a lungo: “Guai a voi ricchi che siete sazi!”. Capiranno? Non lo so.

Un fatto è certo che il grande scandalo del nostro tempo è davanti a tutti, i media lo pubblicizzano: alcuni politici e funzionari dello Stato rubano i soldi dei cittadini e si divertano mentre i poveri soffrono la fame. Si va dicendo che il Governo deve intervenire, mandare a casa i ladri.  Si  va affermando persino che è urgente adottare scelte che promuovono una certa uguaglianza tra i cittadini.

Alcuni politici  più sensibili credono in una società più giusta in cui il povero possa addentare almeno un pezzo di pane.  Papa Francesco  dice ai credenti e ai non credenti di fermarsi scendendo da Gerusalemme a Gerico per soccorrere il povero, l’emarginato. L’atteggiamento dei credenti è spesso come quello del sacerdote e del levita che avevano fretta di correre al tempio.

Per favore, vogliamo fermarci vicino ai poveri, dividere il pane con  gi affamati, accogliere i senza tetto, curare gli ammalati nel corpo e nella psiche? Le favelas delle nostre periferie hanno bisogno di persone con il “cuore di carne” e non di sasso. Lo so che il mio richiamo alla carità verso i più  poveri che rovistano nelle pattumiere può infastidire chi sta  addentando l’aragosta. Domando scusa, ma  tacere tanta povertà e miseria è peccato. Il lettore ci pensi…