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Una tolleranza intelligente

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Mai come in questo momento è necessaria un’intelligente tolleranza, un pregio di chi sa vivere con gli altri, senza divisioni e opposizioni radicali e polemiche sprezzanti. Alcune ricerche hanno evidenziato che le persone tolleranti coltivano sentimenti democratici e prediligono azioni concrete, piuttosto che arrampicarsi sui vetri con analisi, deduzioni e contro deduzioni.  Tra costoro vanno annoverati i riformatori che s’impegnano a modificare i comportamenti e a far evolvere le persone attraverso l’educazione, la pazienza, la gradualità degli interventi. In politica il tollerante sostiene idee liberali, sa leggere la storia individuandone i cambiamenti e le molteplici possibilità d’integrazione. Nei rapporti sociali è disponibile al confronto e a promuovere cambiamenti. Mostra sicurezza e determinazione nelle decisioni che non sono mai nascoste all’altro, anche se risultano diverse.   

Tutto ciò favorisce la tranquillità e quello stile di accoglienza che entusiasma e piace. In realtà l’individuo tollerante gioca il ruolo di attore sociale, attraverso l’esercizio della discrezione, dell’equilibrio, della saggezza. Risulta quindi simpatico per le sue qualità umane di ricercatore di novità, di soluzioni positive, perché considera le vicende umane relative, transitorie. Non si fissa su alcuni schemi mentali statici e non ha la pretesa di trasferirli nella mente altrui. E’ paragonabile ad un giocatore che punta sulla vittoria, anche se non esclude la sconfitta. O se vi piace di più, assomiglia ad un volatile che si ferma un attimo per riposarsi e poi riparte e non sa cosa lo aspetta…   

La tolleranza è senz’altro un pregio appetibile che abbellisce la mente e la rende dinamica, entusiasta, operativa. Si forma questo sentimento in ambienti familiari e sociali in cui vige la fiducia nell’altro, la solidarietà, la condivisione. La scuola, ad esempio, trasmette agli alunni pensieri, giudizi, impressioni che possono avvantaggiare o ostacolare questo valore. Così pure i mass media hanno il potere di unire le persone o di dividerle con radicalismi e massimalismi inutili, come se fossero “rivelazioni divine”. Esiste una cultura massimalista che presenta le persone drasticamente diverse tra di loro, non lasciando alcuno spazio di intesa e confronto.   

Giorgio Gaber cantava: “destra, sinistra, destra sinistra”, per poi concludere con un solenne e enfatico: basta!  Basta con gli schemi obsoleti, ripetitivi! Attenti però, che la tolleranza non va confusa con il permissivismo che pone le persone in un rapporto anarchico. Il tutto giusto e il tutto lecito non danno al confronto la possibilità di una reciproca intesa. La tolleranza, non va nemmeno confusa con il soggettivismo che lascia le persone vicine e lontane nello stesso tempo. Il soggettivismo annulla la partecipazione, l’intesa.    Esiste purtroppo anche un soggettivismo di gruppo, di partito, di classe sociale che non lascia spazio alla partecipazione, all’intesa. Il narcisismo personale e quello di gruppo, negano la partecipazione, il dialogo, la collaborazione. Spesso, ci riempiamo la bocca con il termine democrazia: ma quale democrazia se manca l’intesa, il rispetto, la condivisione delle scelte, il bene comune?  Credo che si sia stancato anche il Padreterno di queste divisioni, opposizioni, polemiche a buon mercato. Anche se lui, sono sicuro, ci guarda e ride, mentre si chiede: “Non li ho fatti tutti a mia immagine e somiglianza? Accidenti come sono cambiati!”.