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La stessa compulsione: slot machine, alcol e droga

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Mentre si discute di tutto, si tace che il giocatore d’azzardo patologico mostra una crescente dipendenza aumentando la frequenza delle giocate, il tempo passato a giocare, la somma spesa nell'apparente tentativo di recuperare le perdite, le proprie possibilità economiche facendosi prestare i soldi. Sono tante le famiglie sul lastrico per questo gioco compulsivo. Giocano giovani, adulti, tossicodipendenti, alcoldipendenti. Gli ambienti del gioco d’azzardo hanno sensibilmente normalizzato l’uso e l’abuso di droga e alcol. E’ quello che mi disse Mario al Centro d’Ascolto venendomi a trovare. Mario, ex tossicodipendente, mi assicurava che dopo il trattamento comunitario non aveva più fatto uso di nessuna sostanza, fino a quando non subentrò un’altra dipendenza per il gioco d’azzardo. “Spesso incontro soggetti dipendenti sia dal gioco d’azzardo che dalle droghe o alcol”. Le dipendenze formano spesso una rete articolata, una ‘catena’ da cui le persone non riescono a liberarsi. In altre parole, una dipendenza richiama le altre.  Il giocatore d’azzardo si serve di alcune sostanze stupefacenti e alcoliche per ampliare la sua eccitazione nella sfida fra lui e le slot.  Le slot danno le stesse sensazioni, eccitazioni e ansie che si ricevono dalle droghe o abuso d’alcol. La dipendenza dalle sostanze stupefacenti, dall’alcol e dal gioco patologico è strettamente correlata. La base neuro-fisiologica, infatti, è la stessa. Gli esperti delle dipendenze mostrano i dati sull’uso di stupefacenti in Italia con quelli concernenti la frequenza di gioco. Evidenziano che il giocatore patologico non si rassegna di fronte alle perdite e continua a giocare, abusando di alcol o facendo il “botto” di cocaina. Il giocatore, infatti, gioca le prime partite senza far uso di sostanze o abuso di alcol. Se poi perde, immediatamente riattiva la dipendenza alla sostanza.  La testimonianza di Daniele: “Sono un giocatore d’azzardo compulsivo e tossicodipendente. Le due dipendenze hanno in comune diversi sintomi. Anche per il gioco d’azzardo, come per la droga, il disturbo della devianza è progressivo. Si manifesta attraverso la perdita di controllo, e la ricerca di denaro per continuare a giocare. Nonostante le conseguenze negative, si continua a giocare. Lo stato di euforia e di eccitazione durante il gioco è paragonabile a quello prodotto dalle droghe. Quando non uso sostanze stupefacenti, si manifesta la crisi d’astinenza con ansia, sudorazione e nausea, vomito e tachicardia. La stessa crisi accade quando non posso giocare. Spesso mi drogo e dopo gioco o gioco e poi mi drogo. C’è un richiamo reciproco tra sostanze e gioco”. Ciò che ha scritto Daniele mi ha fatto riflettere. I giovani e gli adulti vanno informati per far comprendere che la dipendenza dal gioco d’azzardo ne facilita altre. Tutte le associazioni o organizzazioni devono esprimere la loro opinione e dare consigli e indicazioni, in modo da poter costruire quelle linee di indirizzo utili alla prevenzione di una dipendenza killer per l’individuo e per le famiglie stesse. È una battaglia che si può vincere solo se l’intera società si mobilita ed è chiaro che gli interessi di qualcuno non possono essere superiori a quelli dell’individuo, della società e della comunità in generale. Bisognerebbe mettere insieme tutte le forze sociali, politiche ed educative per analizzare il disagio e depotenziare l’offerta, ma soprattutto far venir meno la domanda. Il modo più efficace parte da progetti educativi che aiutino a riflettere, a compiere scelte il più possibile compatibili con una vita regolare, fondata sulla sobrietà. La dipendenza al gioco e ai soldi viaggiano insieme…