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Presidenti, sottoponiamo alcuni tifosi all’esame tossicologico?

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L’espressione “violenza sportiva” sembra contraddittoria perché la violenza mira a raggiungere uno scopo utilitario, mentre lo sport, nella sua stessa definizione, dovrebbe prescindere da ogni interesse utilitario almeno per i tifosi e obbedire ad una disciplina rigorosa, sorretta da regole che non possono essere violate. Nonostante ciò i casi di violenza si moltiplicano e assumono una gravità preoccupante, specialmente nel calcio, lo sport più popolare che mobilita il maggior numero di amatori. Il calcio dovrebbe favorire benefiche distrazioni dalle preoccupazioni abituali e concedere emozioni, entusiasmo di fronte alla bravura dell’atleta, della squadra. Le cose purtroppo non vanno così. Le liti in campo, le rispostacce e insulti all’arbitro, l’invasione di campo dei tifosi e le schermaglie prima e dopo la partita, segnalano che qualcosa non va. Qualcuno sostiene che gli stadi sono ormai diventati gli spazi per lo sfogo della rabbia repressa; altri sono del parere che l’eccessiva pubblicità riservata a questo sport eccita gli animi; altri ancora fanno rilevare che alcuni tifosi agiscono sotto l’effetto di alcol o di sostanze eccitanti. Sembra perfino che alcuni gruppi di tifosi si presentino alle partite, provvisti di catene, coltelli per avere la meglio nelle rizze che si apprestano a suscitare. Distruzioni vandaliche, disordine e paura tra gli spettatori, sono le conseguenze inevitabili di queste violenze che sembrano dominate da interessi che vanno molto al di là della passione sportiva. Di fronte a questi fenomeni, l’opinione pubblica condanna e propone soluzioni radicali. Soprattutto varrà la pena verificare con analisi cliniche lo stato tossicologico di questi tifosi violenti ed incontenibili. L’uso e l’abuso di sostanze stimolanti, prima e dopo le partite di calcio, sono una delle cause da non sottovalutare per capire l’origine di tanta aggressività. Negli stadi si trovano ragazzi e adulti sotto effetto soprattutto di cocaina, di abuso di alcol. Queste sostanze favoriscono stati aggressivi incontrollati, violenze, provocazioni ed altro. Lo stadio si presta alle esternazioni onnipotenti e violente dei bulli. Spesso giudichiamo tali reazioni come tifo, passione per la propria squadra. Sono invece comportamenti che fanno seguito allo sballo.  Mi chiedo: come mai non si fanno accertamenti tossicologici di fronte a coloro che picchiano, sparano, bruciano le macchine, mettono sottosopra una città con vandalismi e provocazioni? Si continua a far credere che le reazioni e le violenze sono la conseguenza di alcune rivalità tra i tifosi delle diverse curve.  La violenza spesso è la conseguenza di una mente alterata, eccitata, drogata.  Una competizione calcistica, pertanto, si trasforma in sfida, in odio, nel rifiuto di ogni disciplina e regola, nella smania di vincere ad ogni costo per ostentare l’appartenenza al club di scalmanati che si nutre d’apparenze di provocazioni e vandalismi. Se l’educazione e i provvedimenti giuridici non bastassero a bloccare tanta violenza, dovrebbe contribuire a frenarla l’amore allo sport che è tale se obbedisce alla sua natura, alle sue regole e diventa una competizione in cui vince il migliore. Non contraddice lo spirito dello sport, la preferenza alla squadra di cui si seguono più da vicino le vicende e il desiderio di vederla vittoriosa. Questi sentimenti tuttavia non devono condurre all’odio contro le altre squadre, tifosi e giocatori. Lo sport è un divertimento che esalta la forza, la bellezza della vita. Trasformarlo in uno sfogo di pretese interessate, di orgoglio e di vanità banali, significa tradirlo e rinunciare al divertimento. Proviamo a chiederci: che cosa stanno diventando i nostri stadi presidiati dalle Forze dell’Ordine come fortezze assediate? Chiunque ami veramente il calcio risponda a questa domanda e si regoli di conseguenza. Vigilino, inoltre, perché gli stadi non siano da alcuni trasformati in zoo per sballare.

Don Chino Pezzoli