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X un sì alla vita

NON BASTA LO SVUOTACARCERI

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Alcune forze politiche stanno discutendo come svuotare le carceri. La clemenza verso i carcerati costretti a stare nella cella come le sardine nella salamoia, sembra essere necessaria, legittima. I servizi televisivi sul disagio carcerario non lasciano dubbi: in galera la dignità umana non c’è. I commenti intelligenti degli opinionisti fanno sapere che un terzo di detenuti è in carcere in attesa di giudizio; altri tossicodipendenti sono in carcere perché non si propongono loro alternative di cura nelle Comunità, sul territorio; altri ancora gli stranieri, prima di uscire dal carcere, chiedono  un tetto, un piatto, un letto. Li facciamo uscire dalla galera senza preparare un’accoglienza nella società come nel 2006 con l’indulto?  Se si fanno uscire le nostre città che ospitano già, purtroppo, un popolo di poveracci, di senza fissa dimora, avranno altri miserabili che rovistano nelle pattumiere per addentare qualche rifiuto ancora commestibile … Si vuole forse condannare la maggior parte di loro all’accattonaggio, ai furti e rapine per vivere?   In galera, i poveri ci stanno meglio che in strada, nei lazzaretti cittadini. L’indulto, sia chiaro, è una scelta obbligatoria per svuotare le carceri ma certamente riempirà la società di poveracci soli e disperati. Del resto, l’indifferenza dei cittadini è sempre più diffusa, zittisce un sentimento antico, quello della compassione e solidarietà. Al povero è persino rifiutato l’evangelico “bicchiere d’acqua”.  La cruda miseria umana delle nostre città e periferie, ci sta sempre davanti.  La città dei poveri è una città fantasma che si popola soprattutto di notte, anche perché quando di giorno queste persone le trovi agli angoli delle strade, vai così veloce che neanche ti accorgi della loro presenza. Di notte no, non è così. E’ come se loro decidessero di uscire allo scoperto, di farsi vedere.  Qualcuno afferma, stupidamente, che costoro si sono abituati a una vita randagia fatta di rifugi occasionali e di mense solidali. Sciocchezze!  E’ facile, per noi laccati e profumati, riempirci la bocca di parole per zittire il buon senso che forse qualcosa avrebbe da suggerirci… Per noi, novelli “epuloni”, necessiterebbe una passeggiata notturna in certi lazzaretti cittadini, magari, solo per rilevare, sfiorare la sofferenza di questi rifiuti umani. Apprezzo chi è sensibile ai cani e ai gatti randagi e fanno di tutto per toglierli dalla strada e assicurare cure e protezione. Gli animali vanno protetti.  E le persone che portano in sé una storia segnata d’abbandono, dolore e disperazione?  No, quelle non meritano nemmeno la notizia del loro decesso… Mi fa riflettere ciò che scrisse Vasco Pratolini: “La vita è come una cella un po’ fuori dall’ordinario, più uno è povero, più si restringono i metri quadrati a sua disposizione”. Per i senza tetto, i metri quadrati, non ci sono affatto!  Molti detenuti sono persone ammalate, sole, depresse, compromesse dall’alcol e droghe.  Un sondaggio  ha mostrato che i cittadini (70%) non vuole l’indulto, l’amnistia.  I cittadini suggeriscono saggiamente di favorire nella società, prima della scarcerazione, le condizioni d’accoglienza. Gli editti politici degli “svuota carceri” non servono per tutelare la vita di questi poveri. Nemmeno serve far  diventare questo problema di sinistra, di destra e di centro. E’ un problema umano che va affrontato partendo non tanto dai disordini sociali prevedibili con la scarcerazione, ma dalle condizioni di miseria in cui la persona fuori dal carcere verrà a trovarsi. Non sono i cittadini i più penalizzati dall’indulto o amnistia, ma quei poveracci (sono tanti) che si vedono aprire le porte del carcere e chiudere ogni risposta ai bisogni primari per la sussistenza. E allora lasciamo queste persone in galera? Niente affatto: creiamo nella società le condizioni minime per un’esistenza dignitosa dei più poveri.  Un atto di clemenza verso i carcerati è un sentimento valido, a un patto però, che non si tratti solamente di una scelta dettata da una bontà astratta, priva di risposte reali; risposte ricordate pure dallo stesso vangelo: dar da mangiare agli affamati, vestire i nudi, alloggiare i carcerati.  Se ci mettiamo d’impegno per queste risposte (ho qualche dubbio) ben avvenga l’atto di clemenza.