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X un sì alla vita

L’uomo desidera Dio?

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Si può rispondere alla domanda che l’uomo moderno tenta di sopprimere questo desiderio.  E’ capace di curare alcune malattie, di percorre in breve spazi planetari, conosce le tecniche per una fecondazione assistita, si prospetta un futuro tutto suo. Senza dubbio la modernità e il progresso, se da una parte hanno favorito una comprensione più profonda della realtà, dall’altra hanno riversato sull’uomo contemporaneo un alone di grandezza, di onnipotenza. Pensa che l’unico dio sia il proprio io.     

La mia riflessione si sofferma quindi sul desiderio dell’uomo di cercare Dio e, se si lascia trovare, come Lui stesso ci assicura, l’uomo vuole  rimanere con lui per conoscere quella verità che lo fa libero veramente. Leggo sempre volentieri quello che il cardinale Martini ha scritto sul rapporto che l’uomo deve riservare a Dio: “Mi affido alla fede. Non c’è un ragionamento sul quale appoggiarmi per dire questa è la mia sicurezza; ma vado avanti perché qualcuno mi fa andare avanti. E questo è tanto più vero quando si è nell’oscurità, nella tempesta nel buio, nell’aridità spirituale o mentale”.   

Mi piace molto questo “andare avanti” e accorgersi che c’è qualcuno che spinge verso di Lui. La fede allora non risiede solo nelle mie capacità razionali e di ricerca: è un abbandono a questa spinta interiore, una ricerca con Lui. L’uomo di tutti i tempi ha sempre cercato Dio per iniziare con Lui un dialogo fatto d’ascolto e di domanda. L’ascolto per sapere se questa nostra esistenza si spegne come una candela per sempre, se questo scorrere dei giorni si muove tra la nascita e la morte. La domanda per conoscere il bene, la giustizia, la verità che qualificano le azioni e le scelte.    

In questi ultimi decenni si ha l’impressione che sia venuta meno questa ricerca o attesa di Dio. Sono in molti coloro che si professano non credenti o indifferenti di fronte al mistero della vita. C’è senz’altro una cultura materialista che nega l’azione di Dio sull’uomo e considera quest’ultimo autosufficiente, onnipotente. Questa cultura esclude la presenza di una forza trascendete che rende ragione di tutte le esistenze e ne fissa il significato. In altre parole, l’uomo materialista esclude ogni legame con l’essere assoluto e si basta, non ha bisogno dell’amore di Dio. In questa presunta grandezza è racchiusa la sconcertante debolezza dell’uomo che di fronte all’insuccesso e al dolore è un perdente.     

Negli ultimi decenni, però, la ricerca di Dio è riapparsa anche tra coloro che, per anni e anni, credevano fosse un’esigenza solo di alcuni cresciuti nel vivaio dei preti e delle suore. Bastano alcuni esempi. Mitterrand interrogato da un giornalista, che cosa avesse desiderato sentirsi dire dal buon Dio al suo arrivo. 

Dopo una pausa di silenzio il Presidente dei francesi disse: “Al mio arrivo vorrei che Dio mi dicesse: finalmente sei arrivato, ora sai che ci sono…”. Questa risposta commosse molti francesi che compresero che questo laico conservava in sé la tentazione del credere. Dario Bellezza, negli ultimi anni della sua vita, scrisse: ” Io cerco Dio anche se non l’ho ancora trovato. Lo invoco perché un aldilà senza nulla mi fa terrore”. Il poeta Eugenio Montale negli ultimi giorni, confidò a un amico: “Per tutta la vita ho battuto al muro, tentando di scoprire che c’è, se qualcosa c’è, dall’altra parte della parete, convinto che la vita deve avere un significato che ci sfugge. Ho bussato sempre più disperato, come uno che attende invano una risposta…”.  Ha bussato però e, forse, non ha bussato invano.    

Il desiderio di Dio fa parte del nostro mondo interiore. E’ un desiderio lucido, perfetto, appropriato che ci fa grandi e ci fa  ripetere nel profondo di noi stessi la bellissima esclamazione del salmista: “Che cosa è l’uomo perché te ne ricordi…che cosa è l’uomo perché te ne curi? Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e d’onore l’hai coronato…”. Noi siamo “grandi” proprio per questa voglia di Dio.  Spesso negata, ma presente. Una voglia che c’impedisce d’affossarci nel materialismo, relativismo e gnosticismo che negano quella speranza eterna che non delude.