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L’umanesimo evangelico il grande “miracolo” compiuto da Papa Roncalli e Papa Wojtyla

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Il 27 aprile in piazza san Pietro sono proclamati santi due papi Karol Wojtyla e Angelo Roncalli alla presenza di papa Francesco e papa Benedetto XVI.  Il papa emerito Benedetto XVI ha affermato: “Rendo onore alla straordinaria bontà e comprensione del mio predecessore polacco, che nei 24 anni in cui collaborai con lui alla guida della Congregazione della Dottrina della Fede, papa Wojtyla spesso avrebbe avuto motivi sufficienti per biasimarmi o per porre fine al mio incarico di prefetto. E tuttavia mi sostenne con una fedeltà e una bontà assolutamente incomprensibili. Il mio ricordo è colmo di gratitudine”.  Mi chiedo quali siano le ragioni per cui papa Francesco ha voluto santificare insieme Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II? La risposta sta in questo suo primo anno di papato. Papa Francesco ha ereditato dai due pontefici la passione per il popolo, per la gente. Un “miracolo” questo ormai presente nella chiesa che ha ereditato dai suoi predecessori.  Papa Roncalli uscì dal Vaticano per incontrare carcerati, ammalati, persone di tutti i ceti sociali. Fu chiamato per il suo sorriso, la voce paterna, le braccia che stringevano i bambini, il “papa buono”.  Tutti ricordiamo l’apertura del Concilio Ecumenico e il discorso al chiarore della luna con l’invito commovente: “La mia persona conta niente: è un fratello che parla a voi, un fratello divenuto padre per volontà di Nostro Signore… Continuiamo dunque a volerci bene, a volerci bene così; guardandoci così nell’incontro: cogliere quello che ci unisce, lasciar da parte, se c’è, qualche cosa che ci può tenere un po’ in difficoltà… Tornando a casa, troverete i bambini. Date loro una carezza e dite: “Questa è la carezza del Papa”. Troverete forse qualche lacrima da asciugare. Abbiate per chi soffre una parola di conforto. Sappiano gli afflitti che il Papa è con i suoi figli specie nelle ore della mestizia e dell’amarezza…”. Sono parole dense di bontà che assicurarono alla chiesa il miracolo più grande di cui ha sempre bisogno: l’amore fraterno. Continuare questo “miracolo” nella Chiesa, fu l’impegno di Giovanni Paolo II.  Da grande maestro d’umanità quale era, ha insegnato a tutti come andava il mondo, ma l’ha fatto per far risaltare il valore dell’uomo. Quell’uomo che, nonostante tutto, resiste di fronte al materialismo ideologico e pragmatico. E’ questo il motivo da non trascurare della canonizzazione di questi due testimoni dell’uomo del nostro tempo spesso purtroppo posposto all’avere. Roncalli e Wojtyla insieme annunciano nella Chiesa di Cristo che la persona è il grande valore da accogliere, rispettare, aiutare. Il loro vero “miracolo” consiste nel aver portato tra la gente l’umanesimo evangelico.  Giovanni Paolo II ha fatto capire all’uomo da dove veniva e che risorsa aveva, il cuore, per affrontare la realtà, ridestando il fascino per un impegno realistico per tutto ciò che c’è di buono, vero e bello. Meritano attenzione le affermazioni dell’attentatore Ali Agca dopo l’incontro con Giovanni Paolo II.  "Io ricordo il mio incontro con il Papa come uno degli atti più belli e più importanti della mia vita" (…) “Mi ha colpito la sincerità ed onestà del Papa polacco. Era un uomo che aveva un amore sincero e disinteressato”.  Wojtyla ha insegnato agli uomini ad essere uomini, ai cristiani ad essere cristiani e, per dirla con Pascal, che l’uomo supera infinitamente l’uomo. Che bello vederli insieme questi due papi sugli altari per ravvivare il loro messaggio umano forte, percepibile ad una folla immensa di uomini e donne che spesso “respirano” dai sapienti di questo mondo, parole vuote, messaggi politici inconcludenti, promesse senza futuro. Qualcuno ha detto che è facile diventare santi se si è papi. Non sono d’accordo, la santità non è un imprimatur che si mette su un libro religioso o un timbro di protocollo. La santità è uno stile evangelico di vita. I due papi sono santi, non perché papi, ma perché hanno testimoniato con la vita l’amore di Cristo.   

Don Chino Pezzoli