Promozione Umana

X un sì alla vita

Testimonianze del reinserimento socio-lavorativo nella Comunità Promozione Umana"

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La fase del reinserimento per la nostra comunità rappresenta un’occasione, per ogni persona, di crescita e verifica di ciò che si è ricostruito in termini di senso e di valori, la spinta a ridare energia e voglia di vivere nei contesti e nelle realtà che ci ospitano.  E’ l’occasione di sentire, comprendere che la propria visione del mondo si allarga introducendo elementi nuovi nella ricerca di senso e di costruzione di un progetto esistenziale capace di dare nuova linfa al cammino di crescita di ognuno.

Autonomia, responsabilità, capacità di testimoniare i valori della propria esperienza, sono luoghi di costruzione di senso che possiamo osservare nella sensibilità delle persone che sperimentano questa fase.

Andrea

AUTONOMIA: “ in questo momento vuol dire per me la mia stanza in Dacia… dopo il lavoro, la condivido con un'altra persona. Lì investiamo il nostro tempo libero… cerchiamo di staccare dal lavoro; In questo periodo arrediamo la stanza, pensiamo ai mobili, cerchiamo di dare un’impronta con il nostro gusto alle cose che ci circondano. Spesso parliamo di musica, a volte ci si rilassa sul divano, stiamo in tuta, cerchiamo di viverci la nostra casa. La TV è per noi un momento di relax con programmi di intrattenimento (Grande fratello, x Factor…)”.

RESPONSABILITA’: “Intendo responsabilità come cura della mia persona prima di tutto e poi nelle mansioni lavorative: il mio lavoro mi mette a confronto con il mondo reale… incontro tante persone  e, a differenza di prima, dove io principalmente portavo i miei problemi agli altri… ora mi trovo più in una dimensione di ascolto… ascolto famiglie, anziani, ragazzi: da un semplice come stai? Si apre un mondo di dialogo e quindi nasce una relazione che va oltre il servizio che offro. Nei momenti in cui c’è meno lavoro ascolto, do anche qualche consiglio… qualcuno mi aspetta per magari consumare un panino insieme all’ora di pranzo, per fare 4 chiacchiere con me. Quando c’è il bar pieno mi piace perché tutti mi chiamano per nome, mi conoscono tutti e ciò mi gratifica… conosco anche tutti i gusti dei clienti abituali, mi ricordo di loro…”

LA CAPACITA’ DI STARE IN STRUTTURA:  “So’ che questa è una comunità… per ora preferisco non rispondere, devo ancora capire bene, non sono ancora distaccato con la testa…. quando si mangia insieme e si dà il buon appetito insieme e alla mattina e sera consegno l’incasso e incontro di altri: devo avere un certo rispetto.  Esempio: si però a me da fastidio di farmi vedere dai ragazzi appena entrati con atteggiamenti di uno che vive fuori… mi sembra di metterli in difficoltà… allora, prima di entrare nascondo le cose che uso fuori… per non farli stare male (cuffiette, telefonino…)… ma non mi sento molto a mio agio… mi metto nei panni di questi ragazzi, almeno ci provo…”

Emiliano

AUTONOMIA:  “E’ una cosa che mi mancava da tempo e che prima facevo fatica a gestire, ora ci provo, riesco ad essere meno dipendente dagli altri. Tutto ciò mi spinge ad un confronto più adulto con gli altri, con l’esterno, i contatti con la gente… Riesco a decidere… ho meno paura, prendo i miei rischi: esco ogni tanto la Domenica, una passeggiata, le vendite…”.

RESPONSABILITA’: “…prima questa parola non la conoscevo, non ero responsabile, soprattutto di me stesso e tantomeno degli altri. Ora per es. devo gestire del denaro, avere la responsabilità di un settore del negozio: sto attento ai prodotti del banco, a come li devo presentare al cliente etc…”.

LA CAPACITA’ DI STARE IN STRUTTURA: “Io non soffro questo aspetto anzi, penso che lo stimolo a stare ancora ancorato per alcuni momenti della giornata alla comunità… mi serve stare un po’ con gli altri ragazzi, è una fatica che mi devo richiedere di volta in volta… io cerco i miei spazi di libertà ma capisco che se spingo su questo tasto… questo atteggiamento non mi fa bene perché mi spinge alla solitudine, una dimensione che conosco molto bene….”.

Stefano

AUTONOMIA: “Nella nuova condizione mi sento di dover dire che non è che ce ne sia molta… certo non ci sono più le regole di prima, ma ce ne sono altre: quelle dell’attività lavorativa, della convivenza in appartamento …vorrei avere anche la possibilità magari di uscire qualche sera, magari a mangiare un gelato o seguire qualche avvenimento pubblico …. Certo ora c’è la possibilità di vivere in appartamento senza che ci sia l'impegno di vivere nella struttura, scambiamo due chiacchiere, guardiamo la TV e poi si va a dormire  perché comunque l’impegno del lavoro è importante.”.

RESPONSABILITA’: “La vedo soprattutto come la possibilità di svolgere un compito dall’inizio alla fine, sono io che lo faccio, che programmo il “come fare”… al di là di questo cerco di essere  più disponibile anche in quelle situazioni dove invece potrei  tirarmi indietro.”.

LA CAPACITA’ DI STARE IN STRUTTURA: “Devo dire che prima di tutto sono consapevole che la CT mi ha dato tanto, forse mi ha salvato la vita e quindi questo pensiero non mi spinge a criticare il fatto di dovere ancora pensare che sono dentro la CT… penso però che forse per me è arrivato il momento di pensare a dopo… a volte penso di essere ancora fermo, forse per altri più in là con l’età è strano che io spesso  possa pensare ad uscire definitivamente dalla comunità ma io a 30 anni è questo che vorrei… penso alla possibilità di cercare tra qualche mese un lavoro nella società o vedere se il servizio pubblico che in qualche modo ha monitorato il mio percorso in CT mi possa magari indirizzare verso una coop. di lavoro sul territorio che mi consenta di raggiungere un’autonomia maggiore. Quando esco e vado in permesso a casa per qualche giorno, sento molto la difficoltà del vivere fuori in queste condizioni… e poi torno qui… ma questa condizione capisco che è ancora una fase di passaggio verso la piena ripresa del mio progetto di vita.”.