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pensaci su - ragazzi

Gesù disse a quelli che lo seguivano: “Non attaccatevi ai beni di questo mondo che la ruggine e la tignola consumano”. Non l’abbiamo ascoltato e continuiamo ad ammassare. Nelle nostre case teniamo cose inutili che non che servono. Penso alle stoviglie deposte nella credenza usate dalla mamma e prima dalla nonna. Non si tratta di cose preziose, ma solo di ricordi che il tempo sbiadisce e declassa. Eppure continuiamo a conservarle. Basterebbe usarle fin quando durano.   

Mi confidava un signore ottantenne: “Se dovessi iniziare ora la mia vita, andrei in giro scalzo dai primi giorni primaverili fino ad autunno inoltrato. Guarderei con stupore l’alba e il tramonto, mi fermerei a conversare a lungo con i miei tre figli e, alla sera di ogni giorno, elencherei le cose che mi servano e quelle inutili per liberarmene al più presto. Camminerei per i sentieri tra i boschi per ascoltare il canto degli uccelli, il fruscio delle foglie e il gorgoglio del ruscello che scorre tra le rocce”. Dopo averlo ascoltato esclamai: “Tutto ciò che esiste attorno a noi è un dono di Dio che diventa un nostro dono. E’ tutto nostro.   

Contempliamo il creato: il verde dei campi, le margherite che tappezzano i prati  a primavera, la brina attaccata alle erbacce d’inverno, il sole che cerca di farsi spazio tra i rami di un albero, la neve che illumina le cime dei monti.  Immersi in queste meraviglie del creato, possiamo scegliere oggi di essere contenti. La vita è nelle nostre mani. Non importa se i colori che adoperiamo ora per dipingerla sono scadenti, possiamo sempre cambiarli, usarne altri nuovi. Vivere è una parola che significa colorare di speranza ogni evento, buttare nella storia il disegno della nostra presenza. Vivere è un termine da ripetere ogni mattina appena svegli mentre con l’immaginazione si passa in rassegna gli incontri di quella giornata belli o meno belli, tutti però da umanizzare. Vivere è un verbo che pone la nostra mente nel tempo, mentre s’interroga sull’eternità.