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Conta il Papà nella vita del figlio?

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Siamo passati dal papà severo che dettava regole con un solo sguardo, al papà tenero ed amante delle coccole. Un papà che non riesce a dire di “no” ai figli e li accontenta in tutto. Una figura carina, sveglia, pronta a presenziare agli eventi familiari: compleanni, Prime Comunioni e Cresime ed abilissima a salvare le apparenze. Un padre tutto preso dal lavoro, dalla carriera e in una profonda crisi d’identità. Una crisi che dimostra con la fuga dalle proprie responsabilità che generosamente lascia alla madre. Nella divisione dei compiti domestici è fermo alla tradizione: compie qualche timido tentativo di aiuto in casa, solo se la sua compagna glielo richiede. Gli psicologi che si occupano della famiglia, sostengono che siamo ancora lontani da un’immagine di nuovo papà autorevole, affettivo e disponibile ad accompagnare i figli verso la maturità. Insomma, il papà moderno assomiglia molto al giocatore in panchina, pronto a dare il cambio alla mamma solo in caso di necessità.    

Il papà di ieri e di oggi

A differenza del passato però la nuova immagine paterna si distingue in quanto cerca d’essere simpatica ai figli e rendersi maggiormente disponibile.  Mi scrive Mauro, un papà di trentadue anni con un bambino di due: “ Quel poco tempo che ho disponibile lo dedico al bambino. Arrivo a casa, il tempo di lavarmi e poi gioco con lui qualche minuto. Mia moglie non s’accontenta mai, mi chiede di aiutarla nelle faccende domestiche e mi obbliga a stare in casa con il bimbo quando esce con le sue amiche.  Pretende un po’ troppo e confonde i ruoli”. Le affermazioni di Mauro stanno a dire che il papà è in grado di riservare al  piccolo le briciole del suo tempo, il resto spetta alla donna per vocazione o tradizione. Il classico rapporto Censis, ha fornito nel 2010, percentuali preoccupanti sul modesto contributo dei papà nella gestione della casa e dei figli: solo il 16% si occupa dei problemi scolastici e sanitari, si sente responsabile con la moglie della crescita e dell’educazione dei figli.

   
Identikit del padre moderno    

Provo a sintetizzare l’’identikit del padre moderno.  Si tratta spesso di un uomo che passa la sua giornata fuori dalla famiglia e ritiene i figli  “qualcosa d’importante” cui dedicare un po’ di tempo, e assicurare il necessario o meglio il superfluo.  Appare quindi una persona tutta indaffarata nel fare, nel comperare ed orgogliosa dei beni che possiede. Nel rapporto con i figli, cerca di liberarsi da quelle caratteristiche che appartenevano al proprio padre e, nell’affannosa ricerca di una nuova identità, tenta di assomigliare alla propria madre. Parla dei suoi figli come se fossero degli estranei che incontra, ma che non conosce affatto. Interviene sulla loro condotta in estremis quando qualcosa di grave è successo o sta per succedere. Da una ricerca condotta dal Dipartimento di psicologia dinamica dell’Università degli Studi di Milano, esce un uomo che rifiuta le caratteristiche di un padre serio, autorevole, inflessibile, responsabile e affettivo.  S’impone un padre assente, accomodante, disponibile, comprensivo, materno. Siamo quindi di fronte ad una famiglia in cui i figli tendono ad assumere solo il codice materno, per sua natura dipendente e protettivo.   

Le conseguenze   

Le conseguenze sono facili da intuire. I figli non escono più da casa, stanno con i genitori anche dopo i trenta, quarant’anni. Qualcuno li ha definiti gli eterni figli: alloggiati, nutriti e finanziati dai generosi genitori. La figura paterna sfocata e assente in famiglia, può portare gravi scompensi psichici nei figli. Ecco alcuni: la mancanza di virilità che spesso è la causa di soggetti fragili, indecisi nelle scelte e incapaci di reggere nelle difficoltà; l’anoressia e la bulimia tanto diffuse; la mancanza di stimoli verso il futuro e la realizzazione del proprio sé.  Il padre è importante nella crescita dei figli, non può quindi rinunciare al suo ruolo o identificarsi con la figura materna, quasi per competere ed attirare a sé i figli. Il padre deve possedere il suo fascino, la propria immagine da proporre, immagine che compensa e completa quella materna. Non intendo assolutamente proporre il “padre e padrone” di ieri, ma neppure voglio sostenere il “mammo” d’oggi. Desidero solamente rilevare che la figura paterna nella famiglia va rivista e riproposta con quei tratti che gli sono propri.   

Il papà che piace   

Mi piace un papà riflessivo che elabora dentro di sé le scelte che compie e dà alle sue parole senso e valore. Come del resto, mi entusiasma un papà che dialoga con i figli e gli suggerisce idee, ideali da raggiungere con l’impegno e la coerenza. Non occorre che si presenti ai figli, autoritario e intransigente, per incutere timore e dettare norme e principi. Basta che sia  una persona capace di raccontare la propria storia passata e presente, mettere in evidenza le doti e limiti, chiedere ai propri figli sempre di più. Un papà quindi che rappresenta per i figli il mondo, gli avvenimenti che li aspettano, la speranza di farcela a portare a termine le loro piccole scelte.  Per un figlio ci vogliono le braccia materne che lo tengono vicino al cuore perché senta i palpiti dell’affetto e le braccia paterne che lo spingono verso il futuro che si avvicina, giorno dopo giorno, con le sue ombre e luci. E’ bello crescere e conservare nella memoria l’immagine del papà, sentire nei momenti difficili la sua voce che c’incoraggia a non lasciarci cadere le braccia. In una società in cui la mamma domina e regna, la riabilitazione del papà, è un atto dovuto.