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Innovazione sul piano scientifico e organizzativo. La mission del prof. Serpelloni

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Giovanni Serpelloni

Alla guida del ricostituito dipartimento della Presidenza del consiglio per le politiche antidroga c’è il prof. Giovanni Serpelloni uno scienziato per cui la scelta etica non è negata della scienza, e che ha un progetto ambizioso: quello di avviare un processo di profonda innovazione culturale e operativa delle istituzioni italiane.

Il dipartimento che lei adesso dirige ha avuto alterne fortune. Quale è la mission del ricostituito Dipartimento per le politiche antidroga?

Innanzitutto debbo dire mi sembra una ovvietà che uno Stato si debba dotare di un Dipartimento per le politiche antidroga ed anche che sia necessario che questa struttura si collochi all’interno della Presidenza del Consiglio perchè ha il naturale compito di coordinamento interministeriale atteso che le politiche nazionali sulla droga non possono rimanere esclusiva di questo o quel ministero.

Riguardo alla peculiarità del nostro impegno posso dire che noi punteremo da subito sull’innovazione della lettura del fenomeno, un grave handicap all’azione di contrasto è che usiamo delle modalità che non sono più consone con l’evolversi del fenomeno. Le faccio un esempio. I dati necessari per redigere la Relazione annuale al Parlamento relazione risalgono a parecchi mesi prima se non addirittura anni la sua effettiva presentazione. Dobbiamo quindi dotarci di mezzi di più rapida lettura perchè anche la risposta sia più tempestiva e quindi più efficace.

Questo avverrà con l’introduzione sistemica di una allerta rapida multicanale basata sulla rete telematica già esistente e solo da attivare con specialisti che riescano a capire se le segnalazioni che arrivano disegnano o meno un nuovo trend, come può essere un cambio di politiche di marketing degli spacciatori nelle scuole per irretire i minorenni.

Al sistema Italia stanno scappando una serie di fenomeni in forte evoluzione come le farmacie on line, un ampio mercato di farmaci illegali di dubbia provenienza, droghe comprese, accessibili ai più: dov’è stato finora l’occhio attento dello Stato? Oppure pensiamo anche al fenomeno del micro-rave party, anche di poche decine di persone, che indipendentemente dal fatto culturale sono condizioni oggettive che portano un rischio, anche educativo non solo di tipo tossicologico, per la popolazione giovanile.

La lettura in tempo reale del fenomeno è un mezzo per portare a quali obiettivi primari?

Alla diagnosi precoce. Oggi aspettiamo ancora i tossicodipendenti sulle porte dei Sert o delle comunità e possono arrivarci anche dieci anni dopo che hanno iniziato a utilizzare le sostanze.
E’ giunta l’ora di capire quando ci si avvicina alla droga e cercare, è un paradosso, di intervenire il giorno dopo, non c’è una vera politica di anticipazione ma ci si mettein condizione di attesa e non di individuazione precoce del problema: e qui si devono coinvolgere la famiglia, politica intelligente del drug test ma non lo screening di massa che non serve a niente ma sarebbe innovativo noi considerassimo il rischio droga alla pari di ogni altro rischio sanitario, e non solo, nella fascia di età dai 12 ai 18 anni.
La seconda causa di morte dei giovani di quella fascia di età è un problema correlato alla droga, la prima sono i traumi da incidenti. E non c’è solo l’esito fatale, in generale ci preoccupiamo giustamente molto dell’invalidità, della possibilità per esempio che un ragazzo possa rimanere zoppo. Qui il problema è che nostro figlio pensi zoppo, perchè è chiaro che le droghe creano danni permanenti a livello cognitivo.
Ci preoccupiamo di portare i nostri figli dal dentista, dall’ortopedico per la scogliosi, dall’oculista per la miopia e non ci preoccupiamo di portare i nostri ragazzi a fare una diagnosi precoce della seconda causa di morte?
Se la loro probabilità di morte è collegata soprattutto all’uso di droghe magari è importante per un genitore preoccuparsene.

Questa rivoluzione culturale del sistema su quali innovazioni pensa di poggiarla?

Da subito l’’innovazione sarà di tipo organizzativo. Il dipartimento dovrà avere una apertura massima a quelle realtà veramente operative sul territorio nazionale ed europeo.
Il dipartimento che dirigo di per sè non può proporre la soluzione del problema droga ma può mettere in rete delle unità operative, di organizzazioni ed enti che in qualche modo funzioni ed andare a identificare i punti di eccellenza, San Patrignano è indiscutibilmente uno di questi (tifo per loro da quando ero piccolo, e sono alto due metri, si faccia i conti …).
Quello che mi piace in particolare della loro esperienza l’ho ritrovata tutta in una delle ultime iniziative, “Squisito!”, declinazione di una azione propositiva e positiva, non del lamentio del perdente o dell’insistenza nel compatimento, ma il rilancio di una sfida che è perfettamente inserita nella società e che è assolutamente replicabile.
Ebbene questo stesso spirito io lo voglio mettere dentro il Dipartimento. Le politiche e gli interventi ”antidroga” devono diventare stimolanti, interessare in maniera gradevole perchè l’opinione pubblica non fugga dall’argomento “droga” ma ne sia coinvolta attivamente.
Questo succede anche negli Stati Uniti e posso notare numerosi effetti benefici, uno dei più banali è quello di poter trovare con più facilità investimenti privati o istituzionali per le politiche antidroga che abbiano questo appeal.

Lei proviene dal mondo della scienza cosa porterà dalla sua formazione ed esperienza?

L’altro pilastro dell’ innovazione, che sarà proprio sul piano scientifico. Fino ad ora ci si è concentrati sull’aspetto farmacologico. A mio giudizio bisogna invece spostare l’asse sulle neuroscienze. Per meglio prevenire o guarire i danni delle droghe bisogna conoscere meglio, e ora abbiamo la possibilità di farlo, i meccanismi esatti con cui il cervello reagisce e fissa l’uso di droga e ne crea il desiderio, il craving. Sapere perchè alcuni riescono a uscire da questo desiderio, i cosiddetti responder, altri invece fanno fatica, i low responder, ed altri non ce la fanno proprio, i no responder.
Noi abbiamo fatto studi che hanno portato a ottimi risultati preliminari e siamo riusciti a fotografare il craving . Oggi noi possiamo “mappare” le aree del cervello responsabili del craving a livello della corteccia celebrale, le possiamo quantificare in volume, in intensità ed in durata. Abbiamo fotografato anche le aree della volontà che possono essere stimolate e rinforzate, avendone un immediato riscontro visivo, mentre quelle del craving inibite, e gli interventi psico-educativi sono in grado di far aumentare il controllo anche sulle aree del craving.
Grazie al neuroimaging possiamo vedere quello che finora ci siamo solo immaginato nel campo delle neuroscienze. Avere l’immagine di dove e come l’individuo porterà, sono sicuro, a nuove soluzioni di approccio.
Il mondo globalizzato di oggi fa sì che si viva tutti all’interno della società dell’informazione che non sempre è corretta quando si parla di droghe.
Noi vogliamo creare una vera contro-informazione sulle droghe a partire, ma non solo, da campagne di comunicazione istituzionali. Finora c’è stata una innegabile prevalenza nel campo dei media di chi glorificava questa o quella sostanza o ne proclamava un diritto all’uso, noi dobbiamo contrastare i tanti messaggi errati con tutte le evidenze che ci vengono abbondanti dalle scienze.
Penso anche a chi proclama l’efficacia delle strategie cd. della “riduzione del danno”. Ma con la R. D. si dimostra solo l’efficacia di essere rinunciatari. Dal momento che ci sono tossicodipendenti in cura noi abbiamo il dovere di occuparci delle loro patologie e di tutte le condizioni devianti correlate. E’ il buon senso che ci spinge a cercare quella che una volta si chiamava prevenzione secondaria, ma questo non può essere l’obiettivo primario o addirittura unico.
L’unico obiettivo primario è che ogni essere umano deve essere recuperato a se stesso e alla società e non si deve mai mollare fino al raggiungimento dell’obiettivo, qualsiasi tempo ci voglia.

E ai “pragmatici” che sostengono che il consumo di massa di droghe è tra noi per rimanere e che le risorse vanno spese per gestire la situazione, dato che una società libera dalla droga è utopia?

Noi dobbiamo chiederci, cosa vogliamo per i nostri figli? A chi propone la “gestione” tramite ad esempio il metadone a mantenimento, gli risponderei: se fosse tuo figlio cosa vorresti che si facesse? Cosa penseresti nel vedere tuo figlio tornare a casa ogni giorno incapace di parlare e relazionarsi sotto l’influsso del metadone?
Ci sono certo cronicità pesanti che non hanno risorse, ma abbiamo il dovere di costruire realtà anche per loro, ma la prima realtà è la solidarietà e non può esserci la solidarietà in un ambiente di povertà morale.
Parlo a ragion veduta. Io sono stato più volte in Svizzera e ho visto lo Platzspitz a Zurigo, ho scritto per primo un progetto di studio sulla sperimentazione con l’eroina tanti anni fa e mi sono convinto che la scelta umana, quella etica, di fondo è la prima che devi fare, poi viene la scienza.
Bisogna andare avanti su evidenze scientifiche ma domandarsi su quali basi strategiche. Perchè se si accetta che un essere umano può essere lasciato nelle condizioni che ho visto a Platzspitz stiamo parlando di un altro pianeta, che non è il mio. (Osservatoriodroga.it)

 

CHI è GIOVANNI SERPELLONI

Giovanni Serpelloni è nato nel 1954 è Laureato in Medicina e Chirurgia, specialista in Medicina Interna, con master in General Management (SDA Bocconi).
Ha diretto il Centro di Medicina Preventiva dell’Azienda ULSS 20 di Verona (che si occupa di prevenzione e cura dell’infezione HIV/AIDS epatiti e malattie diffusive) e il Dipartimento delle Dipendenze dell’Azienda ULSS 20 di Verona (che si occupa di prevenzione, cura e riabilitazione delle dipendenze da sostanze). Nele 2007 è responsabile del Programma Regionale sulle dipendenze da sostanze d’abuso della Regione Veneto. Dal 2003 al 2007 è stato inoltre direttore dell’Osservatorio Regionale sulle Dipendenze della Regione Veneto.

Ha realizzato numerosi progetti regionali, nazionali ed europei in ambito AIDS, dipendenze da sostanze e sistemi informatici avanzati per il flusso dati in ambito sanitario per conto del Ministero della Salute, del Ministero del Welfare, del Dipartimento Nazionale Politiche Antidroga, della Commissione Europea e della Regione Veneto.

Ha sviluppato numerose attività innovative nel campo della web Technology tra le quali la realizzazione della Piattaforma Multifunzionale MFP per la Regione Veneto, il coordinamento e aggiornamento costante del portale DRONET del Ministero della Salute e Ministero della Solidarietà Sociale, la progettazione e realizzazione del software GEO DRUGS ALERT nell’ambito del progetto “Sistema di Allerta Precoce e Risposta Rapida per le droghe” e la progettazione di una serie di siti per conto del Ministero.