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Don Lazzaro il prete dei poveri bastonato a morte

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don lazzaro

Un prete bastonato a morte. La vittima è padre Lazzaro Longobardi 69 anni. La sua colpa fu quella di aiutare i più poveri che prima si limitavano a chiedere al prete soldi, ma poi li pretendevano. Mi fa pensare che gli opinionisti pronti a scrivere paginate sulle donne uccise dal loro uomo, riservino qualche trafiletto a un prete ammazzato. Forse noi preti, non solo abbiamo perso di visibilità per il pubblico, ma forse anche la nostra vita vale meno di quella di un cane travolto da un auto. Sulla stampa c’è solo qualche accenno quando un prete o un vescovo viene ucciso. Mentre i media sono solleciti e documentati nell’esporre le colpe dei preti, dei vescovi (pedofilia, intrallazzi economici, scappatelle sessuali), sono abbastanza avari nel riferire i loro gesti di carità e lo stesso sacrificio della vita.  Mi preme quindi sottolineare che la Chiesa (in questo nuovo millennio), aumenta il numero dei suoi martiri, mentre gli opinionisti, sempre attenti agli scandali ecclesiali, diventano silenziosi o quasi, di fronte alle tante aggressioni che i preti, le suore, i credenti stanno subendo ovunque per una mentalità radicaleggiante che vede forse nel religioso impegnato in gesti caritativi, un provocatore, un disturbatore di una mentalità egotista. Ciò che mi preme far capire, con questo modesto commento, che la Chiesa è, in questo momento, maltrattata, calunniata per le sue colpe e non riconosciuta nelle sue virtù. E’ vero che il bene non cancella il male, ma è altrettanto vero che il bene va fatto conoscere. Perché alcuni opinionisti colgono nella Chiesa e nei suoi ministri solo e soprattutto le colpe, mentre i meriti e le virtù s’ignorano? Malafede? Non lo so, anche se qualche dubbio permane in questo modo di relazionare i fatti. In questi giorni, alcune testate di giornale e telegiornale, riassunsero la notizia di padre Lazzaro ucciso a sprangate con trafiletti quasi invisibili, formulando la notizia come se fosse uno spot dovuto, ma di poco valore. La Chiesa sta attraversando un momento nazionale e internazionali difficile, è spesso ignorata, tacciata di scandali che spesso vengono generalizzati a tal punto che i preti, i religiosi e i vescovi diventano  bersaglio di calunnie e anche di violenze. Se in passato presentarsi alla gente, in qualsiasi contesto pubblico, come prete, vescovo era un vanto, ora si rischia di ricevere sospetto o uno sguardo di commiserazione che lascia intendere che la nostra scelta, se non è un errore, è almeno una scelta inutile, discutibile, discutibilissima. Una cultura radicaleggiante, sparge ovunque disprezzo, sentenze sul clero che finiscono soprattutto nella testa dei ragazzi che si allontanano dai sacerdoti con una certa indifferenza e disprezzo. Non intendo fare il sostenitore della mia categoria o ventilare un futuro anticlericale violento, ma solo far sapere che noi qualcosa facciamo per la società, per la crescita della gioventù, soprattutto per i poveri, gli emarginati, i disperati. Portiamo in noi un grande desiderio di unità, di fratellanza, vogliamo dire, con la nostra presenza, che la vita è un dono da rispettare e testimoniamo umilmente che un “dopo”, un’altra vita c’è, anche se interessa poco…  Un grande giornalista come Montanelli stimava i preti. Indro disse a Piero Gheddo  in occasione dei suoi 80 anni: “Fra me e te il fortunato sei tu che hai ricevuto la fede. Io invece non ce l’ho. Infatti tu sei sempre sereno e sorridente, mentre io soffro di insonnia e di depressione”. Anch’io ho conosciuto Indro e credo che quando ha incontrato il Padreterno, gli abbia chiesto: “Perché a me non ha dato la fede?”. Immagino che il buon Dio gli abbia risposto: “Non capisco proprio, mi chiedevi la fede e non sapevi di averla già!”. I grandi opinionisti rispettavano e rispettano la Chiesa, i suoi ministri, forse perché parlano del senso della vita.  Ci volevano e ci vogliono bene, per quella carità che seminiamo nel solco umano della storia, in attesa che conosca la primavera.       (Da “Libero” del 5/03/14)