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Saper dire Grazie

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La persona matura, consapevole di ricevere dagli altri un gesto, una parola, un aiuto, sempre ringrazia. La stessa nostra vita è stata una scelta dei nostri genitori. Ognuno vive, pensa e ama, perché un padre e una madre hanno accolto questa sua vita, fatta crescere con attenzioni, cure, sacrifici e tanta affettività.  La risposta a tanto bene ricevuto spesso riscontra indifferenza, ingratitudine. Quasi mai riserviamo ai nostri genitori un grazie, un riconoscimento palese, una ricompensa per il bene ricevuto. Certo, quando si fa tacere con  la voce della vita, è quasi impossibile ringraziare i genitori. Purtroppo, quest’atteggiamento d’ingratitudine verso i genitori, è pure presente in quei figli che conducono una vita regolare e hanno conseguito discreti risultati culturali, professionali, sociali. Sono parecchi i figli che non hanno mai detto grazie ai loro genitori; figli che pretendono tutto e non danno niente in cambio. L’ingratitudine spesso germoglia soprattutto tra le mura domestiche, anche se la mamma (fatte pochissime eccezioni) nella famiglia è un canto d’amore, di bontà. Ho tra le mani una testimonianza della scrittrice Natalia Ginzburg che tratteggia il ritratto di una mamma tutta protesa a curare la figlia malata: “Vive sola con la figlia Susanna, gravemente inferma dai primi mesi di vita. L’infermità della figlia le impedisce di pensare alla propria morte tranquillamente. Tuttavia ha fiducia nella provvidenza, nell’affetto degli altri figli, negli angeli custodi. Benché in modo caotico, tormentato e discontinuo, crede in Dio”. Sappiamo che questa mamma è la stessa scrittrice che dona il suo tempo, la sua fatica, il suo amore alla figlia malata, trascurando la sua salute. Una mamma quando è impegnata per i suoi figli, dimentica se stessa, le proprie paure e preoccupazioni. Quante volte dovremmo ripetere la parola “grazie” alle nostre mamme! Senza però dimenticare le fatiche e rinunce dei papà che spesso silenziosamente assicurano ai figli il necessario. Poveri papà, rischiano di ricevere solo critiche, incomprensioni e sgarbi dai figli. Riserviamo, per favore, anche ai papà una sporta di ringraziamenti. Ne hanno tanto bisogno specialmente da quei figli mammoni che ritengono il padre un buono a nulla. Un altro “grazie” va detto anche ai fratelli e alle sorelle che condividono o hanno condiviso con noi i momenti importanti della nostra crescita. E’ bello valorizzare gli anni che si trascorrono o si sono trascorsi insieme in famiglia e ammettere che la presenza dei fratelli ha segnato la nostra mente, umanizzato il nostro cuore. Le storie personali poi ci hanno divisi, ognuno ha scelto la sua strada. E’ rimasta però in noi una traccia indelebile d’appartenenza o, come dice lo scrittore De Saint-Exupery nel “Piccolo Principe”, ci siamo “addomesticati”.  Nel romanzo, infatti, la volpe chiese al Principe di addomesticarla, creare dei legami, avere bisogno l’uno dell’altro. La stessa cosa avviene in famiglia tra fratelli e sorelle: si cresce insieme e inconsciamente nascono legami, sentimenti. Qualcosa resta sempre in noi se ci siamo addomesticati: i ricordi, i vissuti, il rapporto con i genitori, le gioie e le sofferenze. I fratelli e le sorelle sono un dono profondo, un bene che non si perde mai. E’ necessario ringraziarli con un incontro in più, un interesse, una sollecitudine maggiore. Un “grazie” sincero va assicurato, ogni giorno, al coniuge con il quale si vive insieme. Mi rattrista rilevare che questa delicatezza è presente solo nei primi anni di matrimonio o in poche coppie. La presenza nella vita del coniuge è un fatto che rischia di essere qualcosa di scontato, di abitudinario. Se nella coppia entra l’egoismo, ogni parola e gesto di gratitudine muore. Si tratta di un atteggiamento antitetico rispetto al vero amore che è: reciprocità, gioia per la pienezza dell’altra persona, donazione comune senza riserve. Erik Fromm, chiamava l’egoismo a due: “La fusione senza reciprocità”.  Diciamo ancora un grazie a tutti gli amici che abbiamo incontrato e incontriamo in diverse occasioni. Un grazie, infine, ai nonni, sempre pronti a dare, senza ricevere in cambio un sorriso, un riconoscimento. Ringraziare non ci costa niente, ma molto s’ottiene… Basta pensare come si diventa simpatici se ringraziano le persone dopo una conversazione, un lavoro svolto insieme, una serata trascorsa al ristorante, una scampagnata in gruppo. La vita è un continuo scambio e contraccambio di doni spirituali, oltre che materiali. E la piccola parola “grazie”, vale.