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Un coraggioso reportage scritto “sul campo” dalla giornalista Lucia Capuzzi che racconta gli aspetti inediti della sanguinosa guerra civile tra le Istituzioni ed i narcos che sta scuotendo il Messico.

Già dal sottotitolo l’opera edita dalle Edizioni San Paolo, “Sulle strade della droga da Tijuana a Gioia Tauro”, avverte il lettore “occidentale” sulla necessità di non chiudere gli occhi davanti ad un conflitto che è lontano solo geograficamente e che interessa noi italiani molto di più di quanto si possa comunemente pensare, e non solo perché  i narcos messicani hanno stretto alleanza con la ‘Ndrangheta calabrese.

Il saggio della Capuzzi, redattrice degli Esteri del quotidiano “Avvenire” specializzata in questioni sudamericane, ha la rara capacità di rendere plastico l’orrore di una società dove regna l’economia della droga senza cadere nella gratuità di particolari violenti o descrizioni al limite del morboso (come succede invece per un tanto celebrato giornalista, scrittore su analogo tema).

Anche l’analisi del complesso fenomeno, frutto di lunga ricerca sia accademica che sul campo, si apprezza pagina dopo pagina,  ed è sempre acuta e mai banale.

La reporter ci informa, per esempio, del processo osmotico tra narcos e mafiosi che, come si legge nella intervista al sostituto procuratore Nicola Gratteri, non riguarda piu’ solo l’acquisto e la distribuzione della droga ma, “ora, stanno mettendo in atto forme di controllo del territorio e della politica. In una parola, replicano i meccanismi delle mafie italiane e della ‘ndrangheta in particolare” (p.216).

La pervasività sociale dei narcos, è dato fondamentale per capire il paradigma messicano, non si limita al dominio politico-istituzionale ma vuole conquistare anche l’anima delle persone, prima con la creazione di un modello culturale di riferimento, la cd. narcocultura, ed ora il proselitismo per un credo religioso alternativo al cristianesimo: il culto della “Santa Muerte”.

Questo culto della morte, e della violenza, nasce a Città del Messico degli anni ’60 ma “solo con l’irrompere della narcoguerra, però la Santa Muerte ha dilagato per la nazione, polverizzando barriere sociali e geografiche (…) La scelta di divinizzare la morte nasce da una sintesi sincretica tra cattolicesimo, santeria e religioni preispaniche” (pp. 184-185).

Oggi sembra che il Messico sia divenuto un laboratorio di interesse mondiale per un nuovo modello di sistema di relazioni sociali molto, molto simile a quello prefigurato dai guru della Beat Generation negli anni ’50 e ’60 con, per e grazie alla Droga.

Perchè poi sta tutto lì, nello stile di vita che porta al consumo “personale”, che ha dato origine e perpetua l’inferno portato sulla terra dai Narcos. “Possiamo inventare tecniche sempre piu’ sofisticate per individuare e bloccare i carichi. Finchè ci sarà la Domanda, però, non riusciremo mai a frenare il fusso” – riferisce all’autrice Rainer Kasecker, analista scientifico all’Osservatorio Europeo sulle droghe di Lisbona.

“La Domanda. Cioè la voglia di sballo di tanti ragazzini di questo Vecchio Continente (…) Quanti, – si chiede Canuzzi in conclusione del saggio – in nome del diritto allo svago, vogliono ignorare quali tragedie di nascondono dietro una pista di polvere bianca?” (p. 226).

E quanti, dopo aver letto questa preziosa opera, sosteranno ancora il luogo comune che riduce l’uso di droga a qualcosa di “personale”?