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Un Grazie ad Enrico Letta

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Enrico Letta

Che cosa ci lascia Letta in eredità in nove mesi di Governo? A me sembra, prima di tutto, quel atteggiamento composto e silenzioso, dopo una rinuncia imposta da tatticismi politici poco democratici.  Il suo silenzio è per le persone attente eloquente, più delle parole. Vuole dire a noi che siamo soliti ricevere una fiumana di parole, contestazioni, grillate che quello di Enrico Letta era un servizio politico, non una ostentazione di potere. Il potere, di solito, prende la testa e sappiamo benissimo quali sono le reazioni al momento della perdita.  Il silenzio di questo ex presidente del Consiglio ci insegna che qualsiasi potere è come una bolla di sapone: c’è e non c’è più. Non vale quindi la pena investire sul potere, ma solo sui propri valori umani, morali e spirituali. Ciò è necessario per non logorare la propria salute fisica e mentale. A me piaceva Letta per il suo atteggiamento possibilista, controllato. Presentava i suoi obiettivi da raggiungere e faceva anche capire le difficoltà da superare. Ispirava al cittadino comune fiducia per la sua dignità e moralità, qualità molto importanti in una società di palloni gonfiati. Non entro in merito sulle modalità della sostituzione del leader che ha fatto pensare a molti di noi alle strategie di mercato quando si vuole sostituire un prodotto o lanciarne un altro.  Lo rimpiangeremo questo presidente. Sì, perché nel ridisegnare gli assetti istituzionali, per non dire economici e sociali, di un paese non si può certo sperare di ottenere qualcosa di sensato procedendo a colpi di “schiacciasassi”, ha detto qualcuno. Ma questo è un male tutto italiano. L’attesa messianica di un leader di ventura, dell’uomo nuovo estraneo “agli intrighi di palazzo” e capace perciò proporre soluzioni istantanee è ormai il messianismo dei nostri tempi.  Enrico Letta lo si accusa di non aver avuto l’immediata capacità decisionale, di intervenire per attuare velocemente le riforme.  Si proponeva di fare le riforme attraverso interventi normativi, non per mezzo di grandi riforme epocali, facendo prevalere l’esigenza dell’efficacia di un partito sulle decisione parlamentari. Mi ha fatto male sapere che Enrico Letta ha trattenuto a stento le lacrime quando ha lasciato così immeritatamente l’incarico e mi ha commosso la sua passeggiata silenziosa per le strade di Trastevere, con la mano sulla spalla del figlio. Posso dire che abbiamo bisogno, mai come oggi, di persone con qualità umane e politiche come Enrico Letta? Sono questi esempi che contano e che vanno fatti conoscere specialmente alle nuove generazioni dei politici che spesso mettono in mostra la loro immagine e sfornano promesse a buon mercato. Sarà il tempo a farci capire il valore di un uomo che ha servito lo Stato con tanto entusiasmo e serietà. Per ora voglio solo dire a Enrico Letta che anche questa esperienza politica ha certamente arricchito la sua vita, le sue potenzialità, la sua saggezza. Vada avanti, non perda la speranza.  Anche il tempo, per nostra fortuna, è galantuomo.