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Malattia politica: il narcisismo

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narciso

Nelle diverse anime del Pd le polemiche continuano, le  battute e affermazioni provocatorie anche.  Le divisioni sembrano non avere tregua, mentre il cittadino è sfiduciato, deluso di una politica spettacolo. Matteo Renzi, eletto con voto plebiscitario segretario del Pd, sembra avere in tasca tutte le soluzioni ai problemi politici, istituzionali. Parla tanto, credo non abbia concorrenti così gettonati sul video. Un nuovo “Berlusconi” giovane, eloquente, con le risposte facili e le promesse anche? I confronti sono sempre impropri. A mio avviso, la storia si ripete con qualche ritocco da non sottovalutare. Quale? Uno soprattutto, la nascita di un  nuovo personaggio che promette ogni bendiddio.  Questo momento politico mi ricorda l’immagine della verità dello scrittore Jean Sulivan: “La verità è come un’immensa vetrata caduta a terra in mille pezzi. La gente si precipita, si china, ne prende un frammento e brandendolo come un’arma, dichiara di avere in mano la verità”. L’impegno politico urgente del leader  dovrebbe consistere nel mettere insieme tutti i pezzi della “vetrata” per ottenere un disegno, un progetto condiviso, utile.  No!  Matteo Renzi che abbonda di parole e di proposte politiche di soluzione immediata, s’accorge che quel “pezzetto” di verità, che ognuno  tiene stretto come Linus la sua coperta, è difficile averlo per promuovere insieme  scelte unitarie.  Alfano, Grillo,Vendola, Berlusconi, Monti, Meloni e altri  vogliono soluzioni diverse o  meglio vantaggiose.  I nostri politici (vecchi e nuovi) soffrono purtroppo di un disturbo psichico che va sotto il termine di “narcisismo adolescenziale”. Sono, infatti, attaccati alle proprie idee, desiderano apparire diversi, fanno dell’immagine una loro ragione di vita. Sono convinti di essere innovatori del presente e  il futuro.  Quale futuro non si sa, né si può immaginare, si tratta di un futuro babelico, condito  da  una sporta  di “si potrebbe”, “dovrebbe”, “bisognerebbe”. La gente ormai è confusa.  Con questi attori non si governa, ma solo si riduce il Parlamento a un’ammucchiata di personaggi che dicono e poi negano, che propongono sfide sociali a vantaggio del cittadino deluso e disperato e poi si lavano le mani.  In questi giorni si parla di Pd e di Governo come se fossero due prime linee schierate l’un contro l’altra, pronte alla scontro. Ma poi, interviene il neo segretario Matteo Renzi  che assicura astutamente che le due linee hanno un unico capo, lui, solo lui. E così si va avanti o meglio indietro… Per carità, le opinioni personali, quando sono sincere, vanno rispettate, sono l’espressione della vita, la fotografia della propria mente umana che ascolta, elabora ed esprime le proprie convinzioni e vissuti. Il confronto però serve per pervenire a certezze più estese, a opinioni ponderate che sanno unire e non dividere e quindi governare. Se ci siano più  narcisisti a destra, al centro e a sinistra e dintorni, non mi pronuncio: l’allevamento dei personaggi credo che sia in comproprietà. Ribadisco che le  opinioni diverse sono  l’anima della democrazia, il potenziale che fa assumere scelte nuove e ci vogliono. La  gente però si chiede: è possibile che questo popolo di personaggi possa trovare un intesa per governare?  E’ possibile se i politici  abbandonano i  tratti adolescenziali, il culto dell’immagine, il leaderismo, l’onnipotenza. I cittadini  non hanno bisogno di una classe  che si sfilaccia ogni giorno in gruppi e gruppetti, fazioni e corporazioni. Necessitano  invece d’intese, di collaborazione, di  un pensiero critico politico per spaccare l’immobilismo e cercare insieme nuove prospettive, porsi nuove scelte che tutelano le aziende, il lavoro. E’ possibile intendersi?  Penso di sì.  A un patto però, che il leader Matteo  Renzi (sulla cresta dell’onda), dopo essersi specchiato nel ruscello e innamorato della sua immagine, provi a buttare lo sguardo verso i disoccupati, gli emarginati, la gente che desidera vivere con qualche sicurezza in più. Passi dalle parole ai fatti, dica al suo amico Enrico Letta che sono sulla stessa barca da portare in porto in un mare in burrasca.