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La Storia di Miki

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Miki nasce a Genova nel 1980, in un accampamento di nomadi Rom. La sua famiglia è composta da padre, madre e otto fratelli.

Ancora in tenera età lui e i suoi fratelli vengono abbandonati dalla madre che, stanca del carattere violento del marito, lascia la famiglia. Miki racconta come, proprio a causa delle violenze del padre anche nei confronti dei figli, l’unica alternativa a quel clima di terrore fosse la fuga. Inizia così, per lui, una vita da vagabondo, che trova sostegno nell’abuso di alcol e di droghe e innesca quel tipo di comportamenti fuori dalle regole che lo porteranno più volte in carcere.

Quando arriva a Milano Miki incontra Rossana, più grande di lui di 15 anni.

I due danno inizio ad una convivenza che consentirà a lui di far parte della comunità di un nuovo campo nomade. La relazione con Rossana, comunque, non è sufficiente a distoglierlo dall’eroina e a continuare a infrangere la legge. Nel frattempo la coppia ha un figlio, nato nel 2000, che molto presto diventerà un caso in osservazione ai Servizi Sociali per i minori, proprio a causa del comportamento della coppia. Nel 2006 avviene il nostro primo incontro nel carcere di San Vittore: Miki chiede di potersi curare in comunità, sottolineando come la necessità di un ricovero in un luogo protetto sia data dal fatto di essere padre di un bimbo di sei anni e dal desiderio di poter diventare, in futuro, un buon genitore. 

Purtroppo il pensiero di tornare presto libero, visto il fine pena a breve, non aiuta Miki nelle sue scelte. Decide di dedicarsi prima alla sua famiglia: Rossana infatti ha trovato una roulotte in un altro campo dove potranno insediarsi senza problemi. Lei andrà a lavorare e lui terrà il bambino…

Chiaramente le cose non andranno in questo modo e Miki si ritroverà di nuovo in carcere. Finalmente, nell’aprile del 2007, avviene l’inserimento in Comunità, in regime di arresti domiciliari. Ci resterà poco più di un mese, dopodiché il “profumo” della libertà ingannerà Miki per l’ennesima volta, inducendolo ad abbandonare il programma di cura.

Infine, dopo altra eroina, alcol e carcere, la storia di Miki si conclude nel modo più triste, come presa da un copione gia scritto …

Lo ricordiamo rileggendo la sua ultima lettera:

 “San Vittore, giugno 2008.

Ciao Giancarlo, un anno è quasi passato e andrò in comunità da libero, il tempo trascorso in questo inferno mi ha fatto pensare a tutti gli errori commessi … adesso ho in mente solo di cambiare vita per poter finalmente abbracciare mio figlio e mia moglie… comunque siano andate le cose mi siete rimasti tutti nel cuore, l’altra volta non ce l’ho fatta perché ero debole… ora sono io che rivoglio la mia famiglia e voglio curarmi perché se sto bene io farò stare bene anche mio figlio… basta! È ora di essere un uomo libero da droga, libero da carcere, libero da farmaci, mi voglio solo concentrare sulla mia piccola ma grande famiglia…

Grazie di avermi pensato per tutto questo tempo, un saluto a tutti. Ciao, Miki. ”