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Gioco, Alcol e Droga

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uomo ubriaco alla guida

La necessità di prestare attenzione al problema del gioco d’azzardo patologico (gambling) è ormai evidente, per la diffusione che esso ha conosciuto in pochi anni. Questa nuova forma di dipendenza sta evolvendo, assumendo nuove e più gravi connotazioni, che non possono più essere sottovalutate. Per esempio, anche il gambler è vittima del poliabuso, così come succede per altre forme di dipendenza. La polidipendenza e il poliabuso comportano la compresenza di più forme di dipendenza o abuso sia da comportamenti patologici, sia da sostanze psicoattive nella stessa persona. Ravenna descriveva il policonsumatore come colui che fa un uso compulsivo di varie droghe in tutte le situazioni, motivando il proprio bisogno con l’incapacità di fare a meno della sostanza e associando il consumo anche a comportamenti di tipo antisociale. (Ravenna, 1997). Questa definizione può essere estesa alla polidipendenza del giocatore d’azzardo. 

Secondo una classificazione di Alex Blaszczynski, i più predisposti dei “pathological gamblers” alla polidipendenza avrebbero una maggiore compromissione a livello neurofisiologico e di personalità, che trova nella predisposizione all’impulsività e all’iperattività, oltre che nei tratti antisociali, un terreno fertile per l’accesso a una serie di comporta- menti problematici e addiction.

 Dipendere, non importa da cosa

Gli aspetti compulsivi della dipendenza prevalgono spesso sulla scelta dell’oggetto da cui dipendere. La stessa persona prova più comportamenti d’abuso nello stesso periodo, oppure in fasi successive della propria storia di vita (cross-addiction), come se ogni dipendenza fosse in grado di sostituire la precedente, rispondendo ai medesimi bisogni eccitatori del sistema neuronale e psichico dell’individuo, in perfetta rispondenza alle leggi consumistiche interiorizzate. La società attuale ci propone un modo veloce e rapido di riempire e coprire un vuoto interiore di cui non siamo capaci di farci carico. Non esiste esercizio alla tolleranza della frustrazione, dell’assenza del piacere, ma educazione al costante riempimento della noia e del vuoto, con il godimento di oggetti. Per questo motivo non è tanto importante quale sia lo strumento, quanto l’effetto ricercato: una dipendenza vale l’altra, in un turbinìo di emozioni tanto forti quanto evanescenti e pertanto da ricaricare costantemente con nuove emozioni.

Le analogie con la tossicodipendenza

Il Gap (Gioco d’azzardo patologico) ha molte analogie cliniche e neurobiologiche con la tossicodipendenza e l’alcolismo e viene considerato come una “dipendenza senza sostanza”. In tutti i casi, l’approccio all’oggetto di dipendenza è caratterizzato da compulsività (l’impossibilità di resistere all’impulso di giocare), craving (uno stato di tensione crescente caratterizzato dall’attrazione incontrollabile verso la sostanza, che dura fino a che il soggetto non mette in atto il comportamento), senso di piacere durante l’azione del comportamento, perdita di controllo e persistenza del comportamento nonostante la sua associazione con conseguenze negative di diverso genere.

Le conseguenze sulla sfera familiare, sociale e lavorativa possono essere altrettanto gravi della tossicodipendenza e, benché possa apparire sorpren- dente, anche il gambling produce conseguenze fisiche (alterazione del sonno e dell’appetito) o sulla salute. Studi neurofisiologici mettono in evidenza l’attivazione degli stessi sistemi neurobiologici generalmente associata all’abuso di sostan- ze, anche nel caso di altri tipi di comportamenti patologici. È presente infine lo sviluppo della tolle-ranza (il giocatore deve incrementare le giocate o le puntate per ottenere il livello di eccitazione ricercato) e una vera sindrome di astinenza (alla so-spensione improvvisa del gioco, il soggetto diventa irritabile e irrequieto).

Tenendo presenti tutti questi aspetti comuni, gli studi recenti sostengono la formulazione di un concetto unico di dipendenza patologica, che includa ogni comportamento che abbia le caratteristiche sopra descritte. Si ipotizza, infatti, di superare l’attuale differenziazione diagnostica tra i disturbi del controllo degli impulsi, a cui afferisce attualmente il gambling, e i disturbi correlati a sostanze, facendoli invece convergere, insieme a una serie di comportamenti dipendenti senza sostanze, in una categoria generale di dipendenze patologiche. Con il termine addiction, vengono identificati ormai una svariata serie di comportamenti, non solo quelli che prevedono l’uso di sostanze, dai disturbi alimentari, a internet, al gioco d’azzardo patologico, ma che hanno in comune l’instaurarsi di una vera e propria dipendenza. Persone strutturalmente predisposte verso la dipendenza, molto spesso con un funzionamento psichico di tipo borderline, potrebbero dipendere da più comportamenti contemporaneamente.

Il frequente riscontro di polidipendenza va a sostegno dell’ipotesi che esista una base comune a tutte le forme di dipendenza. Si stima che il Gap sia presente da 8 a 10 volte in più negli alcol dipendenti, piuttosto che nella popolazione generale, e che i tossicodipendenti abbiano una probabilità da 3 a 6 volte maggiore di ingaggiarsi nel gioco problematico. Spesso il gioco rimane un problema considerato come secondario o sottovalutato, per la focalizzazione dell’attenzione sulla dipendenza da sostanze o per la tendenza dei tossicodipendenti a non dichiarare la presenza del gambling. A sua volta, chi ha una diagnosi di gioco pro-blematico, presenta un  concomitante abuso di sostanze in una percentuale che varia dal 25 al 63%, a seconda del campione di riferimento.

Il gioco d’azzardo problematico e patologico, quindi, presenta un alto livello di co-morbilità (dia-gnosi di più di un disordine psicologico contemporaneamente nello stesso soggetto) con una serie di problematiche psicologiche, tra cui sono evidenti l’alcolismo e l’uso di sostanze.

Dipendenze coordinate

È verosimile, inoltre, che esista un legame tra la scelta della tipologia di gioco e la scelta della sostanza, in modo che entrambi rispondano a si-mili bisogni psico-fisici: chi predilige i giochi d’azione ricerca l’attivazione e il brivido, perde il controllo e prova euforia ed eccitazione; effetti che possono essere amplificati dalla cocaina; i giochi per fuga, invece, rispondono alla ricerca di sollievo dall’ansia e di fuga dai problemi, in modo simile all’alcol. Alcuni tipi di giochi (tipo le slot machines) sono comunque più frequentemente associati con l’abuso di sostanze rispetto ad altri.

La predisposizione alla polidipendenza, rappresenta quindi una nuova sfida per l’offerta terapeutica, per la possibilità che il soggetto cerchi aiuto per uno solo dei propri disturbi o che passi facilmente da una dipendenza all’altra.

Sicuramente la cura diventa più complessa, maggiore è il numero di fattori implicato. Il gioco di per sé è un problema multifattoriale. Se c’è co-morbi-lità con l’abuso di sostanze, sarà più complesso il trattamento e l’accesso allo stesso, oltre che la motivazione e la costanza del paziente durante il trattamento.

 

Fonti bibliografiche:

Caretti, La Barbera – Le dipendenze patologiche, Raffaello Cortina Editore, 2005

Malati di gioco – da Quaderni dell’Osservatorio n.8, Asl di Lodi, dicembre 2010

Recalcati – Clinica del vuoto, Franco Angeli, 2002

Peter Ferentzy et al. - Illicit Drug Use and Problem Gambling, Hindawi Publishing Corporation, ISRN Addiction, Volume 2013, Article ID 342392

Federserd informa, n. 18, Ottobre 2012