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La sensibilità, sorgente del bene

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sensibilita

Un canto messo sulle labbra di Francesco d'Assisi dice: "Dolce sentire come nel mio cuore, ora si accende un immenso amore". Questo "sentire" è la sensibilità, una stupenda qualità umana che si vuole far risiedere nel cuore. Pascal sostiene "che il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce". Sta proprio in queste "ragioni" del cuore la sensibilità. Essa spinge verso le persone e le cose e rende possibile un dialogo costruttivo tra la mente e i molti messaggi in noi e fuori di noi. E' la sensibilità che rende attivi i ricordi riportandoli al presente quasi per  farli vivere ancora; è la sensibilità che sostiene i desideri attraverso il tempo per renderli possibili nelle loro molteplici realizzazioni. Siamo in molti purtroppo a sottovalutare questa "forza del cuore" e a non attendere alla sua affermazione e crescita. Confondiamo la sensibilità con la debolezza e riteniamo gli slanci affettivi verso la vita un dono esclusivo di qualcuno.

La nostra mente è sensibile

Tutti abbiamo la possibilità di "sentire" tutto ciò che siamo e viviamo, basta impostare nel modo giusto la nostra mente che non può esaurire la sua attività solo nel capire e nel fare. E' riduttivo per la mente conoscere per agire, capire per costruire. La nostra mente ha bisogno di "innamorarsi" dell’altro, di ogni messaggio che la storia e la realtà le riserva. Ha l'esigenza di stabilire legami profondi con chi incontra, conosce, desidera. Tali legami portano nella mente uno stato di permeabilità, di accoglienza di tutto e di tutti. La sensibilità è davvero importante, risulta una impostazione mentale che ci fa entrare in sintonia con l’umanità, la realtà.  E' come un "abitus" ottenuto dai vissuti e, di volta in volta, sfoggiato per rendere gli incontri più propri e desiderati. La sensibilità è una forte e bella emozione che ci serve  per rivitalizzare e appropriarci del presente.

L’origine materna della sensibilità 

La nostra psiche ha tanto bisogno di sensibilità quanto di idee. Le ricerche scientifiche si soffermano spesso ad analizzare l'ambiente familiare come "culla" della sensibilità. Sottolineano che il rapporto madre-bambino durante la gestazione e l'accudimento è certamente  sorgente di sensibilità, di tratti umani che segnano la vita di entrambi. La mamma rimane attratta dal figlio e il figlio dalla madre. Questa reciproca attrazione sta alla base dei comportamenti relazionali del figlio sia nel presente che nel futuro. Il figlio, nel rapporto materno, introietta in sé la presenza della madre e si sente sicuro di fronte agli altri. La mamma penetra nel profondo dell'io del figlio con la sua immagine umana e dà inizio a una umanizzazione del figlio che poi estenderà al papà, ai fratelli, agli amici e al futuro partner. Non si insisterà mai abbastanza su questa "umanizzazione primaria" della madre che poi si estende e si completa nell'ambiente familiare ricco di interscambi affettivi.

Non basta però l'umanizzazione materna

Anche la scuola, dove il ragazzo e il giovane passano il periodo importante della loro crescita, deve essere in grado di offrire messaggi culturali ricchi di stimoli affettivi che incrementano la sensibilità. Non basta insegnare agli alunni a usare il computer e a spaziare tra i "siti" onde apprendere qualsiasi informazione. La mente ha bisogno di mettere in attivo il cuore, quel cuore "che ha le sue ragioni". La sapienza del cuore non può essere ignorata se non si vuole ottenere un uomo robot. Troppo spesso si pensa che i nostri giovani siano aridi di sentimenti e non si fa niente per avviarli a "sentire" la propria e altrui vita come sorgente del bello, del vero, del buono, del giusto. Gli stessi romanzi e gli stessi film dovrebbero diffondere i contenuti del cuore per ottenere un uomo di "carne" e non un personaggio di "plastica". Le caratteristiche dell'uomo sensibile vanno dalla disponibilità all'autonomia, dalla emozione alla partecipazione, dalla delicatezza alla commozione.

Il riconoscimento della sensibilità

La persona sensibile piange e sorride, spera e dispera, ama e odia. Insomma è una persona  attaccata alla realtà con i suoi sentimenti. Qualcuno si chiede se queste caratteristiche vanno supportate da alcune modalità di convivenza, ossia se esiste l'arte della sensibilità. Certamente, la sensibilità ha bisogno di alcuni accorgimenti per evolvere e maturare. Sembra che non basti trasmettere alla persona cariche affettive, messaggi umani, esperienze di gioia, di speranza. La persona è facilitata ad essere sensibile se, di volta in volta, le viene riconosciuto un modo di pensare e di agire che avvalora la sua sensibilità. Il riconoscimento del bene, della generosità, dell'affetto, purtroppo scarseggia e non a caso. Si gareggia con i riconoscimenti di ogni tipo che esaltano la bellezza, l'intelligenza, la professionalità. Si nega il riconoscimento alle espressioni umane dettate dalla sensibilità. Purtroppo tutto ciò che non ottiene la giusta stima scade di valore.

La sensibilità è contagiosa

La sensibilità infatti rischia di essere considerata una virtù inutile o un lusso di pochi. Ne è la prova la difficoltà di quasi tutti a comunicare i propri sentimenti sia in famiglia che altrove. Parliamo di tutto meno che delle nostre risonanze affettive, delle nostre esperienze di gioia e di dolore. Eppure la comunicazione degli stati affettivi e delle emozioni rafforza il rapporto e l'intesa, la conoscenza e la convivenza. Attraverso la comunicazione dei sentimenti approdiamo alla condivisione, a quel "sentire" insieme che “produce” il bene. Si passa così da una sensibilità personale a una sensibilità familiare, sociale. A tutti è capitato di trovarsi tra persone sensibili e ricevere da loro una "trasfusione" di umanità. La sensibilità è contagiosa, trasforma le persone, gli ambienti e promuove la "casa dell'umano" dove è bello vivere e crescere insieme.