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Giustizia Riparativa

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Negli ultimi anni è emersa in Italia una particolare attenzione per la cosiddetta giustizia riparativa. Si tratta di una forma nuova di risposta al reato, che coinvolge il reo e la comunità e/o la vittima nella ricerca di possibili soluzioni agli effetti del danno arrecato e nell’impegno per la riparazione delle sue conseguenze. In tale ottica, il fenomeno criminoso viene letto non solo come trasgressione di una norma e lesione, o messa in pericolo, di un bene giuridico ma come evento che provoca la rottura di aspettative e legami sociali simbolicamente condivisi. Quindi, richiede l’adoperarsi delle parti per la ricomposizione del conflitto e il rafforzamento del senso di sicurezza collettivo. La rilevanza culturale e sociale, oltre che giuridica, del tema è messa in evidenza in alcuni importanti trattati internazionali: nella Raccomandazione (99)19 del Consiglio d’Europa, nella Dichiarazione di Vienna del 2000 (X Congresso delle Nazioni Unite sulla Prevenzione del Crimine e il trattamento dei detenuti) e nella Risoluzione sui principi base della giustizia riparativa dell’Economic and Social Council 2000/14. In questi documenti si definisce giustizia riparativa quel procedimento in cui “la vittima e il reo, e se appropriato, ogni altro individuo o membro della comunità lesi da un reato, partecipano insieme attivamente alla risoluzione delle questioni sorte dall’illecito penale, generalmente con l’aiuto di un facilitatore”. Tra le varie forme di giustizia riparativa si evidenzia la mediazione che la Raccomandazione del Consiglio d’Europa definisce come “procedimento che permette alla vittima e al reo di partecipare attivamente, se vi consentono liberamente, alla soluzione delle difficoltà derivanti dal reato con l’aiuto di un terzo indipendente (mediatore)”. Nell’ordinamento italiano, la mediazione penale ha trovato applicazione già da alcuni decenni in ambito minorile attraverso le disposizioni del D.P.R. n. 448/88 sul processo penale a carico di imputati minorenni, mentre, più di recente, è stata prevista nel D.Lgs. n. 274/00 in relazione ai reati di competenza del giudice di pace. Nell’ambito dell’esecuzione della pena dei condannati adulti particolare rilievo assumono le norme sull’Affidamento sociale come misura alternativa alla detenzione, art. 47 L. 354/75, dove al comma 7 si prescrive che “Nel verbale deve anche stabilirsi che l’affidato si adoperi in quanto possibile in favore della vittima del suo reato ed adempia puntualmente agli obblighi di assistenza familiare.” Al fine di verificare le reali possibilità di applicazione di quanto previsto dall’ordinamento penitenziario è stata istituita la Commissione di studio “Mediazione penale e giustizia riparativa”, che ha come obiettivo quello di definire l’adozione di modelli uniformi di giustizia in linea con le Raccomandazioni delle Nazioni Unite e del Consiglio d’Europa. La Commissione ha avviato innanzitutto un’indagine sulle prime esperienze riparative intraprese sul territorio nazionale, per conoscere le prassi gia in atto al fine di definire paradigmi teorici e linee guida. Ha anche predisposto un modello di convenzione con gli enti locali e le associazioni di volontariato, per l’espletamento di attività riparativa a favore della collettività da parte di condannati che scontano la pena in affidamento in prova. La Commissione ha definito inoltre un’ipotesi di pacchetto formativo al fine di poter promuovere negli operatori penitenziari le conoscenze e le competenze necessarie per gestire le problematiche connesse alla realizzazione di ipotesi di giustizia riparativa e la capacità di sostenere il reo nel percorso di riflessione sulle condotte antigiuridiche poste in essere e sulle conseguenze del reato.

di Giancarlo Barbera